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Pensione sotto mille euro per 4 mln di giovani

07 Lug
 Simona D’Alessio – giovedì, 7 luglio 2011 -Yahoo-Finanza

Un giovane dai 34 anni in giù quando, intorno al 2050, andrà in pensione, si ritroverà con un assegno inferiore ai mille euro mensili. È il destino che toccherà al 42% degli attuali occupati, circa quattro milioni, che pure si fregiano di un contratto di lavoro regolare; ancora più fosche, di conseguenza, le previsioni per il milione di ragazzi con modelli atipici, o che svolgono un’attività autonoma, e per i due milioni di inattivi (che non studiano, né hanno un’occupazione).
A dipingere questo scenario, nei giorni in cui il governo dibatte di come riformare le pensioni, è un progetto di studio, durato un anno, di un laboratorio avviato dal Censis e dall’Unipol, per indagare sulle future via del welfare italiano. La questione previdenziale nel nostro paese è da allarme rosso: nel 2030 gli anziani over64 saranno più del 26% della popolazione locale, e vi saranno quattro milioni di non attivi in più e due milioni di attivi in meno. A crescere sarà, pertanto, il tasso di dipendenza degli anziani (che passerà a livello nazionale dal 30,9% del 2010 al 43,6% del 2030), andamento di fronte al quale qualunque sistema pensionistico dovrà confrontarsi, con seri, inderogabili «problemi di compatibilità e di equità». Se gli interventi nel settore pensionistico degli anni 90 hanno garantito la sostenibilità finanziaria a medio termine, oggi a preoccupare è il costo sociale della riduzione delle tutele per le generazioni future. Secondo le proiezioni della ragioneria dello stato, a fronte di un tasso di sostituzione del 72,7% calcolato per il 2010, nel 2040 i lavoratori dipendenti beneficeranno di una somma pari a poco più del 60% dell’ultima retribuzione (andando in pensione a 67 anni, con 37 anni di contributi); andrà peggio ai lavoratori autonomi, i quali vedranno calare il tasso fino a -40% (a 68 anni, con 38 anni di contributi). Già adesso, inoltre, si legge nel rapporto, i servizi sanitari vengono sempre più spesso pagati di tasca propria, poiché soltanto il 19,4% delle famiglie può fare a meno di rivolgersi ai privati. Il ministro del welfare Maurizio Sacconi bolla come «opinabili» i dati Censis-Unipol. Subito dopo, però, sottolinea l’esigenza di organizzare in maggior numero «forme di previdenza e sanità complementari».

 
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Pubblicato da su luglio 7, 2011 in Generale

 

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