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Economia del gratuito e nuovi stili di vita.

Francesco Gesualdi, del Centro Nuovo Modello di Sviluppo

l’intervento integrale

♦ la sintesi proposta:
Siamo cittadini, siamo cristiani, abbiamo l’obbligo d’intervenire.
Già a Porto Alegre nel 2001 gli economisti del Sud del mondo lanciavano grida di allarme.
E’ risaputo che la causa della crisi è stata la finanza, le banche le principali attrici della scena.
Il sistema si è messo in moto, poi, esclusivamente per salvare le banche.
Negli USA sono stati spesi 9 mila miliardi di dollari per salvare le banche, con un forte aumento del debito pubblico (in Europa, il debito pubblico si sta avvicinando al  100% del PIL).

Due aspetti della crisi:

1) La crisi delle risorse.
Non siamo pronti per sostituire il petrolio come fonte energetica, pur sapendo che non sarà più disponibile tra 30-40 anni!
Nelle scelte quotidiane dobbiamo fare una riconversione nella nostra testa: non ragionare in termini di costo di denaro (€ 30, €50… ) ma di costo di risorse (per produrre questa cosa quanto petrolio mi costa? quanta acqua uso per fare questa materia?… )
Il rapporto annuale del WWF sullo stato delle risorse naturali dice che a settembre entriamo nella fase del “sorpasso”: esauriamo le risorse a disposizione per quell’anno e andiamo già a usare le risorse per l’anno successivo! Il 25 settembre 2009 abbiamo smesso di consumare il raccolto 2009 e abbiamo iniziato a consumare le “sementi” per il 2010.
Quanto ci curiamo dei rifiuti? E della produzione di anidride carbonica a favore dell’effetto serra?
La crisi delle risorse è da associare alla crisi ambientale!

2) La crisi sociale.
Il tasso d’impoverimento sta aumentando ovunque. 3 miliardi di persone vivono in stato di povertà assoluta.  Che risposte diamo?
E’ necessario sfatare il mito inseguito fino a ieri di portare tutto il mondo al nostro livello di vita: servirebbero 5 pianeta terra! 

Due sfide:
1)  risalire la china, e… rapidamente, altrimenti i poveri non ce la faranno
2) garantire alle nuove generazioni un pianeta in cui riuscire a vivere

Una risposta: la sobrietà.

Quando parliamo di sobrietà ci viene immediato pensare alla dimensione personale: una vita dignitosa, ma senza sprechi e con abitudini eco-sostenibili (evitando gli eccessi). Diventa fondamentale riappropriarci della nostra capacità decisionale, senza essere “teleguidati”!

Quattro imperativi:
1) evitare gli eccessi
2) consumare prodotti locali (evitando conseguenze di trasporti inutili)
3) produrre meno rifiuti possibili (partendo dalla scelta degli imballaggi negli acquisti)
4) mobilità sostenibile:  valorizzare l’uso collettivo dei mezzi  e adattare il mezzo alla distanza (gambe, bicicletta… )

Il grande problema della sobrietà è quando la si riporta a dimensione globale.

I 2 nodi principali:
1) consumare di meno per rispettare l’ambiente o di più per favorire l’economia e ridurre la disoccupazione?
2) quali sono le ripercussioni sul pubblico per i servizi sociali?

Come riuscire ad avere introiti pubblici senza aumentare le tasse? Finora la risposta che tutti i governi hanno dato è stata la crescita.

Chi deve affrontare queste sfide? Tutti!
Non crediamo di avere risolto i problemi concentrandoci sul nostro stile di vita! 

Potremmo partire da 4 iniziative:
1) equità fiscale (progressività, rifacendoci ai principi della Costituzione)
2) rafforzare la protezione sociale; rimettere al centro della società la solidarietà, una solidarietà organizzata che non è semplice carità
3) ridurre l’orario di lavoro (per diminuire i consumi, per lavorare tutti)
4) riconvertire le attività produttive che sono arrivate al capolinea, a favore delle strutture pubbliche

Nelle nostre decisioni, l’occhio deve essere rivolto al futuro, alle future generazioni.

 

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