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I nuovi indicatori di benessere.

ENRICO GIOVANNINI,  economista e direttore dell’Ufficio statistico dell’OCSE

Da Paolo VI la sollecitazione a come venire incontro alle esigenze di tutti gli uomini, di tutto il creato come “autentico” sviluppo dell’uomo: non solo economico, ma anche di tutte le altre dimensioni.

Nella “Sollicitudo Rei Socialis” di Papa Giovanni Paolo II, al nr. 28: uomini come schiavi del possesso immediato all’interno di una civiltà del consumismo che porta tanti scarti, rifiuti.

Tematica ripresa anche nella “Populorum Progressio”.

Nel tentativo di individuare nuovi indicatori di benessere, superando il PIL, si vanno ad analizzare quegli elementi legati non tanto al possedere, ma alle relazioni personali.

Il nostro immaginario è un collettivo “plasmato” dal mito del mercato: un orizzonte grande, dentro cui infiliamo i nostri pensieri, i nostri desideri.

L’orizzonte in cui siamo inseriti è un mito, un orizzonte in cui siamo collocati. Al di là di ogni cultura non c’è nulla, perché questo orizzonte determina i confini; chi è fuori è un folle, è un pazzo.

Di questo non ne siamo del tutto consapevoli, funziona da sé, è così.

Nel momento in cui si interroga “il mito”… è già finito.
Il nostro mito non è tanto, in realtà, il sistema economico, ma il suo funzionamento.
E’ ciò che tiene in piedi l’umanità della gente (ha una funzione fondamentale, altrimenti ci sarebbero condizioni disumane).
Questo funzionamento c’è sempre stato, solo che il suo contenuto è cambiato nel corso della storia.

C’è stato il TEMPO DEL SACRO… si pensi a tutti gli edifici sacri costruiti, per dare evidenza alla presenza di quel Dio che dà un certo gusto alla vita.

C’è stato il TEMPO DELLE IDEOLOGIE… della giustizia, del progresso, della cultura.

Oggi?
E’ il TEMPO DEL FUNZIONAMENTO DEL SISTEMA
… la scuola, l’azienda, l’ente… tutto deve funzionare!

C’è uno sdoppiamento: da una parte l’evidenza, dall’altra l’aspetto che si rende invisibile.  C’interessa la ricaduta del sistema antropologico.

Al centro del sistema c’è la voglia del consumatore che guida tutto il processo produttivo (la pubblicità come induttrice di bisogni e desideri).
Il sistema spinge alla competizione: l’individuo è separato e in competizione e, alla fine, l’anima del sistema è la guerra.

La nuova religione è il consumo. Il supermercato è il luogo dove siamo convocati: l’ecclesia è basata sul potere d’acquisto.

Dov’è la spiritualità? E’ difficile per il consumatore capire che c’è qualcos’altro oltre a quello che “si può prendere”!
Viene a mancare il “soffio della vita” nei giovani, la voglia di vivere negli adulti, le idee non contano più. Conta che ci siano i beni.  

Da qui l’uomo oppresso. Viene non riconosciuta la sua “aspirazione verso”.
E poi l’uomo depresso. C’è sempre una spinta in avanti.
Per cui l’uomo represso. La funzione fondamentale è di far parte del funzionamento del sistema, per cui viene repressa la vera natura relazionale dell’uomo.
Il paradosso: più il sistema funziona bene, più l’uomo è represso.

Come uscire da questo mito?
Confucio: “cominciate a mettere ordine nel linguaggio”; “chi ha potere nelle parole, ha potere sulla realtà”

E’ necessaria l’identificazione dell’interesse privato, separato dall’amore per il prossimo;  è da capovolgere l’egoismo come fondamento dell’etica.  
E’ necessario sfondare l’identificazione della libertà con la libertà di mercato o con la libera iniziativa (che genera concorrenza), dell’interesse con l’interesse privato.

Ma tutti possiamo accedere al mercato? Chi non può , secondo questo funzionamento, non è libero.
Il sistema è anche un sistema sacrificale: ci vogliono le vittime!

E’ un sistema di valori: il valore della mere dipende dal desiderio del consumatore. Al centro c’è il capitale e non il lavoro che è servito per produrlo.

Urge un lavoro di decostruzione: occorre recuperare la luce che sostiene l’umanità… relazioni vere, l’amore verso l’essere umano, il senso della relazione umana… questo è il luogo teologico!

S. Agostino dice: l’amore non solo viene da Dio, ma è Dio!

Nel tentativo di sostituire i cardini di questa cultura oggi dominante:
– tutto è monetizzabile? No!
– dobbiamo sottrarre al mercato tutto quello che non gli appartiene!!! Es. la fede, la sapienza, la bellezza… l’essere umano stesso!
– riportare il rispetto per i beni comuni dell’umanità  

Perché il sistema ha una presa, un’attrattiva così forti?
Perché all’interno c’è qualcosa che va recuperato, ma deve essere ripulito da questa ideologia perversa.
Il dio denaro dice la fine del bisogno, l’apertura delle possibilità di cercare altro! Recuperiamo questa dinamica in un’ottica positiva.

Il mercato esprime il ritmo della vita: va recuperato il dare e ricevere! L’espansione nei beni di consumo va recuperata per avere più arte, più bellezza…

La competizione è da recuperare: è da recuperare il concetto di lavorare tutti insieme. E’ esperienza di una relazione stretta tra Dio, l’uomo, il mondo. L’uomo che respira in un mondo infinito, che va verso l’infinito.

Quindi:
– tornare a coltivare la relazione, coltivare l’umano
– abbandonare la logica della potenza, favorendo la cultura della nonviolenza
– relativizzare la conoscenza scientifica: è un modo di approccio alla realtà, ma non è l’unico. Riconoscerne l’onore, ma non la totalità
– recuperare la dimensione cosmica: fare pace con la terra
– collegare la politica al senso della vita: non attuarla come un insieme di regole esterne, ma collegarle a questo “soffio vitale”  

Ancora:
– tessere i fili delle comunità, ricostruire tessuti
– ripensare alla produzione come soddisfacimento di bisogni collettivi e non individuali
– rilocalizzare l’economia: tornare a produrre anche per i bisogni locali
– lottare contro i grandi sprechi: disarmare la finanza dal traffico d’armi, dagli interessi dei giri di prostituzione, dal traffico di organi e di droga…
– scegliere la semplicità volontaria  (Ivan Illich: l’epoca economica finirà, si sta già vedendo. Bisogna incamminarsi verso un altro sentiero: la semplicità volontaria)
– dialogo come invocazione
– camminare è seguire il ritmo, avere tempo per vedere, salutare, incontrare
– respirare con pace, non con l’ansia di precipitare, con l’angoscia
– riposare per recuperare il ritmo (Freud: non si può prendere tutto ed essere tutto, perché si diventa folli. Proust: Un vero viaggio di scoperta non è cercare nuove terre, ma avere occhi nuovi)

Detto questo… si può demitizzare il sistema economico?
C’è qualcosa nell’aria che sta andando in questa direzione.
Si stanno vedendo dei segni di cambiamento.

Prima sottolineatura: Oltre il PIL… altri indicatori.
Il Butan ha usato l’indicatore di felicità nazionale lorda : una nuova metrica per misurare il progresso della società, per rimettere al centro del dibattito il progresso, inteso come “sviluppo dei popoli” (una parola che parte da Esiodo, usata poi da Aristotele e Platone e che poi è sparita).

A novembre 2007:  la conferenza a Bruxelles “oltre il PIL”

Seconda sottolineatura: La conoscenza dei fatti aumenta il benessere.
La disponibilità d’indicatori statistici e la loro diffusione ai cittadini può contribuire a migliorare la loro capacità d’influenzare politiche pubbliche. Per cui sta ai statistici produrre informazioni di qualità e al cittadino decidere gli obiettivi della società in cui vive.

Terza sottolineatura: E’ indispensabile incoraggiare le società a riconoscere cosa favorisce il progresso per quella specifica società… anche a scala locale.
Ciascuno decide cos’è progresso per lui e come lo si misura (“scienza della società”).
Siamo di fronte a un kairos, a un tempo di svolta: la società, dal basso, sta tentando di dare una risposta di senso e come tale può avere un potere dirompente.

Scartando il PIL, che cosa aumenterebbe la mia qualità della vita?
– la vera informazione
– la trasparenza nelle situazioni
– conoscere di più le altre culture per non pensare che la mia sia la migliore
– cibo e ambienti salubri
– relazioni autentiche con se stessi, con le persone care
– liberazione interiore e armonia interiore
– sentirsi parte di una comunità reale che garantisce solidarietà reciproca di fronte alla complessità della vita
– fiducia (e non continua ansia e paura), serenità
– poter riconoscere le  possibilità a chi non può giocarle (più possibilità per tutti)
– limitare la pubblicità
– lasciare una situazione vivibile ai figli, ai posteri
– avere stimoli di crescita in tutte le dimensioni umane
– arrivare ad azzerare un indice di precarietà sociale
– fare un uso intelligente del tempo (di lavoro) e delle relazioni
(… Dio ha dato il tempo agli africani e l’orologio agli europei!)

3 modi per andare oltre il PIL:
1)
  tener conto degli altri aspetti (inquinamento, distruzione foreste, costo per ripristinare ambienti distrutti… )
2) prendere gli indicatori quali il reddito, la coesione sociale… e combinarli in un indicatore composito (indicatore di sintesi)
3)  mettere insieme una comunità locale e farla discutere per tentare di elaborare un numero di indicatori condivisi. La condivisione aiuta a far sintesi. La “generazione interne” lo sta già facendo! Attraverso gli strumenti di collaborazione sulla rete (es. Wikipedia).
E’ la logica delle formiche: perché non muoiono di fame?
Perché non ascoltano le cicale!!!!

Curiosità: la gente vuole più statistiche o indicatori? Indicatori!
Perché non sa dove sta andando.

 

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