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Quale scenario post elettorale? | di Caterina Pozzato

13 Apr

Lo scenario post elettorale, che delinea per altro una situazione politica inedita, sembra essere caratterizzato dall’assenza dei cattolici. Dico sembra, perché spiccano  meno del solito tra gli eletti nomi immediatamente riconducibili al mondo cattolico, per esempio per una provenienza dall’impegno nell’associazionismo.  Del resto è importante soprattutto che gli eletti siano persone competenti, che siano coscienze libere che agiscono per il bene del Paese, e se fra queste vi sono persone ispirate dalla fede, e  sarebbe auspicabile che ve ne fossero, l’importante non è certo che facciano uso della loro appartenenza religiosa per imporsi, ma che siano capaci di agire così disinteressatamente per il bene comune da lasciar trasparire, senza volerlo, nella loro azione  la fede che le anima.

E’ soprattutto per questo che ancor oggi ricordiamo con riconoscenza De Gasperi, Moro, Lazzati, La Pira, Bachelet e che guardiamo con stima al presidente Mattarella.

Ed è facile constatare, invece, che troppo spesso ora, come in passato, la sbandierata appartenenza religiosa o il riferimento a simboli cristiani è inversamente proporzionale alla testimonianza nella vita e nelle parole del messaggio evangelico.

Come porsi in questo scenario?

Innanzitutto non si torna indietro rispetto all’insegnamento del Vaticano II, che ha affermato la piena autonomia della politica, il riconoscimento delle competenze dei laici e il valore del pluralismo nelle scelte politiche(Gaudium et Spes 43).

Le persone “esemplari” nominate sopra hanno trovato nell’associazionismo alimento per formarsi come coscienze solide e prudenti. Lì hanno fatto esercizio di democrazia e hanno imparato che per servire la città dell’uomo occorre operare una paziente mediazione per trovare il bene possibile, rischiando in proprio e senza scorciatoie. Se ora ce ne sono poche, come si dice – ma qualcuno lo  diceva anche negli anni in cui ricoprivano incarichi di rilievo cattolici come Scalfaro e Prodi e lo stesso Mattarella- , vorrebbe dire che  sono mancati questi luoghi capaci di suscitare persone impegnate in politica (nelle amministrazioni locali, per altro, ce ne sono) e soprattutto di aiutare il cittadino credente a fare discernimento nel momento della scelta.

Forse c’è stato anche troppo silenzio prima delle elezioni.

La condotta non ingerente della gerarchia è ineccepibile, del tutto in linea col dettato del Vaticano II.

Ma il silenzio delle comunità cristiane e dell’associazionismo deve far pensare. Del resto la stessa stampa cattolica chiede un parere dopo, non prima le elezioni. A me pare che, sempre  nel rispetto del pluralismo,ci siano comunque dei limiti invalicabili, dei “valori” che devono unirci: il rispetto della dignità di ogni persona, col criterio di dare priorità al più debole, dal nascituro al profugo, dall’ammalato al disoccupato, il valore della solidarietà che è fatta anche di giustizia fiscale, il dovere di denunciare false promesse, la trasparenza della comunicazione come garanzia di libertà. Vanno vissuti, ma anche detti, in alcuni frangenti, con riferimento alla concretezza delle situazioni e ai bisogni delle persone, proprio perché questi non vengano strumentalizzati ad arte.

Detto questo, a me pare che per la mia associazione la strada sia quella di perseverare nel compito educativo, lasciando al centro della formazione alla responsabilità nella chiesa e nella comunità civile il Concilio Vaticano II e la Costituzione. Vi è però qualcosa di nuovo e urgente in questo nostro Paese di cui il voto ha evidenziato le spaccature: attivare il processo, indicatoci da papa Francesco nella Evangelii Gaudium, che porta alla costruzione di un popolo,  a diventare un popolo di pace, giustizia e fraternità. Assumere i quattro principi che il papa ci ha dato per arrivare a questo senso di appartenenza è un servizio al Paese, contro ogni tentazione di populismo, e alla Chiesa perché sia davvero popolo di Dio.

Caterina Pozzato

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Pubblicato da su aprile 13, 2018 in Generale

 

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