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La forza di Robert Schuman | di Edoardo Zin

09 Mag

Il 9 maggio si celebrerà in tutta Europa la “festa dell’Europa”. È stata scelta questa data perché gli storici fanno iniziare da questo giorno il processo d’integrazione europea che dovrà portare all’unità politica.

Il 9 maggio 1950, davanti a una nutrita platea di giornalisti, i

l ministro degli esteri Robert Schuman dichiarava che Francia e Germania avevano concordato di mettere in comune, sotto la vigilanza di un’alta autorità sovranazionale, le comuni produzioni di carbone e di acciaio, delle quali era ricco il loro territorio.

Il possesso di questi bacini minerari era stato l’occasione di tre guerre: la fr

anco-prussiana, conclusasi nel 1871, e le due guerre mondiali (1914-1918 e 1939-1945). Ferro e carbone erano, a quel tempo, materie prime per l’industria bellica.

L’idea di Schuman, suggeritagli da Jean Monnet, era audace perché con la messa in comune di ferro e carbone si toglieva di mezzo una delle cause che avevano portato l’Europa a tre cruenti guerre e perché per la prima volta nella storia il rappresentante di un paese vincitore, la Francia, tendeva la mano al nemico vinto, la Germania. Dalla riconciliazione franco-tedesca nasceva la prima comunità europea, la Ceca (Comunità europea del carbone e dell’acciaio), germe da cui nasceranno dapprima la Comunità Europea e successivamente, attraverso tappe intermedie, l’odierna Unione Europea. All’appello di Schuman aderirono, oltre la Germania, l’Italia, il Belgio, i Paesi Bassi e il Lussemburgo: nasceva l’Europa “dei sei”.

Schuman non voleva coalizzare delle nazioni, ma unire i popoli in un medesimo destino. La pace in Europa era la sua alta aspirazione. Voleva raggiungerla attraverso “piccoli passi”: unire paesi dapprima in una comunità economica e, successivamente, in quella monetaria e politica. Il tutto nel segno della solidarietà fra le nazioni.

Ha lasciato scritto: “Prima di essere un’entità economica, l’Eur

opa è una comunità culturale e spirituale, che deve la sua esistenza al cristianesimo, anima della sua storia. L’unità politica del continente non è la negazione della Patria, ma il completamento necessario all’integrazione economica. Essa prefigura la solidarietà nazionale”.

Il suo atto non era frutto di scaltrezza diplomatica, ma gli derivava dalla forza interiore alimentata dalla partecipazione quotidiana all’Eucarestia, dalla riflessione sulla Parola di Dio, da una virile devozione mariana, dalla preghiera.

La sua fede nel Signore lo portava ad amare il prossimo: era “dolce e mite di cuore”, modestissimo, esempio di onestà.

Dal 1920 al 1962 (salvo il periodo dell’occupazione nazista) fu eletto deputato all’Assemblea francese per una circoscrizione della Lorena. Fu ministro delle Finanze, presidente del Consiglio, ministro degli Esteri, ministro della Giustizia, primo presidente del Parlamento europeo. Nell’impegno politico si considerava come “uno strumento imperfetto della Provvidenza che si serve di noi per compiere i Suoi grandi disegni che oltrepassano le nostre deboli forze” – così scriveva al suo capo di gabinetto. La politica era per Schuman un mezzo per servire l’uomo e per promuovere il bene comune.

“Il padre dell’Europa” – come lo chiamò il Parlamento europeo – era lussemburghese per nascita, germanico per adozione, francese per nazionalità. Parlava correttamente quattro lingue, non aveva timore di accogliere e rielaborare la cultura germanica e quella francese. Per conservare questo duplice carattere della sua cultura approfondì la dimensione cristiana, consapevole che l’individualismo e il razionalismo post-illuministico avevano indebolito i legami sociali e

la solidarietà tra gli uomini.

Nell’Europa d’oggi, in cui le relazioni sono divenute fragili, in cui il primato dell’uomo è soffocato da un’economia che rincorre il libero mercato e il consumismo, in cui sono risorte frontiere e vengono innalzati muri che sembravano scomparsi per sempre, in cui la politica oltrepassa i propri limiti e promette ciò che non può mantenere, Schuman è un esempio per i cristiani di come la politica possa essere un mezzo per esercitare la propria vocazione alla santità e un modello di vita per tutti.

I santi non sono dei superuomini, ma coloro che vivono i loro giorni secondo gli insegnamenti del Vangelo, testimoniandolo con le opere buone. Anche i politici possono divenire santi “indossando abiti civili e nascondendo gemme nel loro petto” (aforisma di un maestro taoista cinese).

Per Robert Schuman, padre dell’Europa, è in corso presso la Co

ngregazione vaticana per le cause dei santi il processo di beatificazione per aver egli praticato eroicamente le virtù teologali e cardinali. Chiediamo al Signore della Storia, per intercessione anche di Schuman, che, in questo momento difficile per l’Europa, ci faccia riscoprire le ragioni della speranza che paradossalmente si annidano nelle ragioni della disperazione.

Tratto da eurcom.org

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Pubblicato da su maggio 9, 2016 in Generale

 

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