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È la società a corrompere i ragazzi. I nostri? Disonesti senza esagerare | Giuseppe Remuzzi

10 Apr

Uno studio rivela come l’onestà di un Paese influenzi il comportamento dei suoi giovani

di Giuseppe Remuzzi, nel Corriere.it, 11 aprile 2016

«Quando il buono si corrompe diventa il peggiore degli uomini» scriveva San Gregorio Magno.

È proprio così? O non è piuttosto che uno nasce disonesto, insomma ha quei geni lì e non c’è niente da fare? Non è una domanda da poco perché…

è solo se i cittadini sono onesti che la società funziona. La corruzione infrange le regole fondamentali della convivenza che si traduce in anarchia — quanto meno nei comportamenti — e diseguaglianza sociale. Ma la società è fatta di cittadini; il problema allora è di capire se sono i cittadini a corrompere le istituzioni o se è l’organizzazione della società che quando è corrotta corrompe i suoi cittadini.

Lo studio su «Nature»

Questa domanda devono essersela posta certi scienziati di Nottingham in Inghilterra, Monaco e Bonn in Germania e di Yale a New Haven negli Stati Uniti, il loro lavoro è stato appena pubblicato su Nature. E cosa hanno fatto? Sono partiti dalla classifica dei paesi di cui si conosce la tendenza a violare le regole (evasione fiscale, frode elettorale e politici corrotti) e ne hanno selezionati 23 per tre livelli di corruzione. Fra i paesi meno corrotti ci sono Austria, Inghilterra e Svezia, mentre la corruzione dilaga in Tanzania, Georgia, Guatemala e Kenya; l’Italia non è tra i paesi più corrotti ma è molto lontana da quelli che lo sono di meno. Una volta stabilito il livello di corruzione di un determinato paese, in base ai dati del 2003, hanno fatto un esperimento che ha coinvolto 2.568 studenti (poco più di 100 per ogni paese) fra il 2011 e il 2015. Il tempo che c’è in mezzo serviva a escludere che fra le variabili oggetto della sperimentazione potesse esserci un legame. Quello che i ricercatori hanno poi fatto, Paese per Paese, è un po’ curioso, ma i risultati sono di grande interesse.

L’esperimento con i dadi

Ciascuno di questi ragazzi, chiuso in una stanza e al riparo da occhi indiscreti, doveva lanciare un dado e riportare ai ricercatori il numero che otteneva in forma assolutamente anonima. Qui viene il bello: se con il dado ti viene uno guadagni mezza sterlina, se ti viene due ne guadagni una e poi sempre di più fino al cinque che vale tre sterline, ma se esce il sei non ti danno niente. Si poteva anche imbrogliare perché non c’era alcun controllo sul risultato del singolo e questo i ragazzi lo sapevano. Gli scienziati però erano in grado di stabilire a posteriori e con grande precisione l’attendibilità dei dati per ciascuna area geografica. È una questione di probabilità: se sono in cento a lanciare un dado gli statistici ti dicono quante volte ti puoi aspettare che esca il tre o il cinque o il sei o qualunque altro numero, di qui non si scappa. Se il gruppo degli indiani, poniamo, imbroglia li scopri subito.

La correlazione con il tasso di disonestà

A questo punto si trattava di mettere in rapporto i dati del 2003 di una certa area geografica con le eventuali bugie di adesso degli studenti di quel paese. La correlazione — così dicono gli statistici — è stata diretta e altamente significativa. Vuol dire che più la società è corrotta più gli studenti di quel paese tendono a mentire. In Tanzania, per esempio, il tasso di disonestà dalle rilevazioni del 2003 era altissimo, ebbene quasi tutti gli studenti della Tanzania dal lancio dei dadi hanno dichiarato di aver avuto valori di quattro o cinque (il sei, quello per cui non ti danno niente, non veniva fuori proprio mai!); quegli studenti hanno mentito e così si sono portati a casa un bel po’ di soldi.

Gli italiani? Imbrogliano meno di altri

Nel lavoro di Nature dell’Italia non si parla mai ma dalle tabelle emergono due dati sorprendenti. I livelli di corruzione rilevati nel 2003 in Italia sono più alti di quelli di qua-lunque altro Paese del Vecchio Continente e questo è ben noto, ma i nostri ragazzi (o almeno quelli che hanno preso parte allo studio) dicono meno bugie dei loro coetanei dell’Europa e addirittura meno di quelli di quei paesi con indice di corruzione bassissimo, come Austria e Olanda. Strano, no? Ma non solo, dei nostri studenti i «fully honest», quelli insomma che dicono tutta la verità ma proprio tutta, sono pochissimi, ancora meno dei cinesi e dei colombiani (che dopo gli africani sono i più bugiardi). Come si spiega? I nostri ragazzi mentono anche loro un po’, ma il loro modo di mentire è più sofisticato di quello degli altri; se gli viene un due dichiarano un tre, solo qualche volta un quattro. Insomma, quando imbrogliano lo fanno senza esagerare e così qualcosa guadagnano anche loro.

I quesiti

Dato che tutti gli studenti che hanno partecipato a questo bizzarro gioco erano troppo giovani per aver influenzato il livello di corruzione del loro paese, questo studio dimostra che è la società che influenza il comportamento dei ragazzi e non il contrario, come dire che la corruzione corrompe. Qualcuno a questo punto si chiederà quanto tempo ci vuole perché un individuo che nasce onesto («buono» come diceva San Gregorio) poi venga corrotto dalla disonestà del suo paese. E ancora, se oggi che gli studenti viaggiano moltissimo, il passare da un paese corrotto a uno che lo è poco o nulla possa influenzare il grado di onestà dei nostri ragazzi. Questo per adesso non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai, perché disegnare uno studio che sappia rispondere a quesiti così specifici è quasi impossibile. Ma chissà, la scienza non finisce mai di sorprenderci.

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Pubblicato da su aprile 10, 2016 in L'attualità c'interpella

 

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