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Li ho visti galleggiare | Dalila Ardito

05 Set

migrantiRiportiamo qui di seguito un’intervista di Dalila Ardito, presidente Azione cattolica – Trapani, sul tema dei migranti.

Li ho visti galleggiare; erano lì in superficie. Sogni, speranze, paure di persone come me che tra le correnti del canale di Sicilia hanno perso la vita. 700, 800, 900… forse non sapremo mai quanti erano realmente, forse, fra qualche giorno non ce ne ricorderemo neanche più. Saremo impegnati ad ascoltare i buoni propositi, solo teorici, di qualche “politico” di turno, che la mattina in giacca e cravatta, su una bella auto,  va a sedere su una poltrona per decidere le sorti di poveri esseri umani che già dietro l’angolo dei loro palazzoni non si possono più sfamare. Come si fa ad avere ancora fiducia in queste persone che pensano ad una ego-politica?

Li ho visti galleggiare

Le belle parole le sappiamo dire tutti, le frasi di cordoglio le abbiamo imparate a memoria, le promesse non mantenute ce le ricordiamo chiaramente e di sfilate di circostanza a Lampedusa ne abbiamo viste fin troppe. Loro hanno mal di schiena perché stanno troppo comodamente seduti a decidere come farci morire prima, c’è chi invece si sente la schiena squarciata in due perché ha tirato su corpi pesanti, pieni di acqua, di sogni infranti e paure affogate in quel mare che oggi è un tappeto di tristezza, perché il disinteresse, l’odio, la superficialità, l’egoismo hanno vinto, di nuovo.


Bisogna essere distaccati, freddi e ci riesci solo quando pensi a tirare su più corpi che puoi, prima che le correnti li portino chissà dove non potendo dar loro una degna sepoltura. Ma dopo? Dopo quando si torna verso casa, senti le gambe che tremano e non si riesce a muovere le braccia perché non sempre è facile recuperare un cadavere dall’acqua; come si fa a rimanere freddi e distaccati?!
Circola sangue rosso nelle mie vene, lo stesso sangue rosso di chi è nato nella parte sbagliata del mediterraneo; stesso sangue rosso di chi è morto perché sperava in una vita migliore.
Dobbiamo avere il coraggio di dire basta. Ieri è toccato a loro, ma nel canale di Sicilia siamo morti anche noi. Dove siamo di fronte a tutto questo? Di fronte a chi ci sta portando via la nostra libertà, i nostri diritti? Ascoltiamo il grido di disperazione di chi riesce ad arrivare nella nostra terra? Pensiamo a cosa possiamo fare per loro? Siamo davvero accoglienti? Siamo davvero vicini al nostro prossimo? Basta andare a “vedere” una messa per essere buoni cristiani? La verità è che abbiamo paura di loro, paura che la nostra “normalità” possa essere sconvolta. Uscendo dalle chiese dovremmo correre incontro a chi ha bisogno, dovremmo contagiare chi ci sta accanto, dovremmo aprire le porte delle nostre case (e non per guadagnarci) e delle nostre chiese a chi è in difficoltà e invece siamo tristi, arrabbiati o peggio ancora usciamo dalle messe proprio come siamo entrati, indifferenti; litighiamo nelle nostre famiglie e ci chiudiamo dentro le sagrestie; non abbiamo più neanche il coraggio di uscire a pregare nelle piazze; quasi quasi ci vergogniamo a fare il segno della croce in pubblico. Non ho paura di descrivere la realtà che ho intorno; ho solo il terrore di toccare di nuovo con mano la morte ingiusta.
E non prendiamocela con Dio; non è vero che di fronte a tutto questo non c’è; siamo noi che non vogliamo che ci sia. Quando ci ricordiamo di Lui? Quando stiamo male, quando siamo rimasti senza soldi, quando abbiamo un esame o un colloquio di lavoro… e poi? Quando pensiamo ai nostri fratelli, vicini e lontani? Quando?
Dio l’ho visto oggi, anche lui galleggiava lì; era racchiuso in ogni goccia di mare; ancora una volta abbiamo crocifisso Suo figlio.
Dalila Ardito, presidente Azione cattolica – Trapani

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Pubblicato da su settembre 5, 2015 in Generale, L'attualità c'interpella

 

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