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verso la #marciaperlapace2014 | Etgar Keret

30 Ott

pace“La pace, per definizione, è un compromesso tra due parti e in un compromesso ogni parte deve pagare un prezzo concreto e pesante, non solo in termini di concessioni territoriali o economici ma anche di un effettivo cambiamento del proprio modo di vedere il mondo.

Quindi, forse, come primo passo per costruire un clima di fiducia tra noi e questa vecchia e mai realizzata fantasia, si dovrebbe smettere di usare la parola «pace», che da tempo ha assunto sia per la sinistra che per la destra un significato trascendentale e persino messianico, e sostituirla con il termine «compromesso», forse meno entusiasmante ma che per lo meno ci ricorda, ogni volta che lo utilizziamo, che la soluzione a cui aneliamo non si trova nelle nostre preghiere ma nel perseverare in un faticoso e non sempre perfetto dialogo fra noi e l’altra parte”.

Etgar Keret
scrittore, attore e regista israeliano

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3 commenti

Pubblicato da su ottobre 30, 2014 in Generale

 

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3 risposte a “verso la #marciaperlapace2014 | Etgar Keret

  1. piero

    ottobre 31, 2014 at 10:55 am

    pace come “compromesso” merita certamente un approfondimento

     
    • piero

      novembre 15, 2014 at 10:03 am

      vorrei credere che il “compromesso” è un modo strumentale per attuare il confronto tra due parti avverse, dove ognuna espone le proprie ragioni per arrivare ad un accordo. Se così fosse, chiedo: perchè a Vicenza la contesa tra “pacifisti e militaristi” si è inasprita e radicalizzata anzichè concordare un “tavolo di confronto delle reciproche ragioni”, come suggerito da un autorevole studioso del Diritto Internazionale qual’è il Prof. Antonio Papisca (docente Universitario, cattedratico UNESCO, e fondatore del Centro Diritti Umani di Padova). Per la cronaca aveva pure elaborato un progetto attuativo con impegno di assistenza giuridico-scientifica gratuita.

       
      • piero

        novembre 16, 2014 at 9:08 pm

        Mi rispondo e poi chiudo in quanto non voglio fare un monologo sul tema “Pace come risultato di un compromesso”.
        Quindi sì, la pace potrebbe consistere in un “accordo compromissorio” tra due parti con interessi diversi al fine di costruire un interesse comune, secondo un processo virtuoso, invertendo perciò la spirale involutiva della rivalità che sorgendo da generiche contese porta a conseguenze nefaste. La metodica sarebbe quella della “ricerca creativa nella soluzione dei conflitti”.

         

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