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Nemmeno un centimetro verso la pace | da BoccheScucite.org

02 Set

lucca_nov14

Tutto finito. Ok, ok, non serve che ci ripetiate il conto dei morti e dei feriti. Ora è tregua. Tutto è finito. 2.136 uccisi (per due terzi civili), 11 mila feriti, 536 bambini uccisi, oltre 3 mila bambini feriti e 1.800 orfani; Israele piange 5 civili e 64 soldati uccisi. Sì, come sempre in questa Terra Santa, la sproporzione è notevole… ma ora si sono accordati. Hamas ha finito con questa pretesa di liberare il blocco economico e qualche metro in più di mare per i pescatori e Israele…

Tutti sappiamo che non è affatto così. Tutti siamo costretti ad ascoltare questa notizia dai TG, ma sappiamo che le parole del sindaco di una cittadina israeliana sono le più vere: “La ripresa della guerra è solo questione di tempo”.
I nostri media danno la notizia della pace e una delle catastrofi umanitarie più grandi non interessa più a nessuno.
Della gente di Gaza, della disperazione di ogni famiglia a cui è stata abbattuta la casa o reso disabile un parente o distrutta la già precaria attività lavorativa; dei bambini di Gaza che diventeranno oggetto di studio delle prossime ricerche mediche per l’esorbitante numero di casi disperati di traumi che per anni sconvolgeranno la vita, di tutti questi milioni di persone non si parla e non si scrive, perchè la vita dei palestinesi e in particolare di quelli di Gaza, non interessa, anzi vale 2000 volte meno della vita di un israeliano.

“Dopo il primo bambino palestinese ucciso, nessuno ha battuto ciglio. Dopo il centesimo, hanno smesso di contare”. Con la consueta abilità il giornalista israeliano Gidon Levy ha sintetizzato il massacro dalla parte dei bambini.
“Dopo il duecentesimo bambino, hanno accusato Hamas. Dopo il trecentesimo, hanno accusato i genitori. Dopo il quattrocentesimo bambino, hanno inventato scuse. Dopo (i primi) 478, sembra che non importi a nessuno.
Poi è arrivato il nostro primo bambino e per Israele è stato uno shock. Piange il cuore a pensare a Daniel Tragerman, quattro anni, ucciso venerdì sera nella sua casa a Sha’ar Hanegev. Un bel bambino, che una volta si era fatto fare una foto mentre indossava la maglia della squadra di calcio argentina, blu e bianca, quella con il numero 10. Il cuore di chiunque si spezzerebbe alla vista di questa foto, chiunque piangerebbe per com’è stato brutalmente ucciso.
All’improvviso la morte ha un volto, sognanti occhi azzurri e capelli chiari. Un corpo esile che non crescerà mai. Improvvisamente la morte di un bambino ha un senso, improvvisamente è scioccante. È umano, comprensibile e commovente. (…) Immaginateli in fila: 478 bambini, in una graduale serie di morte. Immaginateli indossare magliette di Messi (anche alcuni di quei bambini lo avranno fatto, prima di morire); anche loro lo ammiravano, proprio come faceva il nostro Daniel che viveva in un kibbutz. Ma nessuno li guarda. I loro volti non si vedono, nessuno è sconvolto per le loro morti. Ehi Israele, guarda i loro bambini!
Un muro di ferro di negazione e disumanità protegge gli israeliani dal vergognoso lavoro delle loro mani a Gaza. Infatti, certi numeri sono duri da digerire. Delle centinaia di uomini uccisi si potrebbe dire che erano “coinvolti”. Delle centinaia di donne, che erano “scudi umani”.
Allo stesso modo, per un piccolo numero di bambini si potrebbe affermare che l’esercito più etico del mondo non aveva intenzione di colpirli. Ma cosa potremmo dire di quasi cinquecento bambini uccisi? Che l’esercito israeliano “non aveva intenzione di colpirli”, 478 volte? Che Hamas si nasconde dietro tutti loro? Che questo ha legittimato la loro uccisione?
Dobbiamo ammetterlo: in Israele, i bambini palestinesi sono considerati alla stregua di insetti. È una dichiarazione orribile ma non c’è un altro modo per descrivere l’umore in Israele nell’estate del 2014. Quando per sei settimane centinaia di bambini sono uccisi, i loro corpi sepolti nei detriti, accumulati negli obitori, qualche volta addirittura nelle celle frigorifere della verdura per mancanza di altro spazio. Quando i loro genitori inorriditi trasportano i corpi dei loro bambini come se fosse normale; i loro funerali vanno e vengono, 478 volte. Persino il più freddo degli israeliani non permetterebbe a se stesso di essere così insensibile. Qui qualcuno deve alzarsi e urlare “Basta”.

Non abbiamo ridotto la citazione di Levy, perchè questo è il nostro compito e questo è urgente fare in ogni nostro ambiente dove la gente continua a ripetere ciò che ha letto per 50 giorni su tutti i giornali: “Ma Hamas perchè non ha smesso di lanciare razzi e fare tunnel?”
“Qui qualcuno deve alzarsi e urlare “Basta”- conclude questa boccascucita che, udite udite: potrete ascoltare a Lucca, il 29 novembre al grande evento nazionale della GIORNATA ONU per i diritti del popolo palestinese.
Qualcuno deve pur alzarsi e gettare in cestino i nostri vergognosi giornali, per comprendere finalmente, nei pochi minuti che userete ora per leggere la magistrale analisi di Ilan Pappé, quello che la gente non vuole ammettere e che il Patriarca Sabbah ha consegnato come sintesi di “Barriera protettiva”: “Nemmeno un centimetro è stato fatto verso la pace!”.

BoccheScucite

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Pubblicato da su settembre 2, 2014 in Generale

 

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