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L’attualità c’interpella | La libertà di espressione e i suoi limiti

01 Ott
Ciao!
Ecco la riflessione relativa all’attualità che propongo per il prossimo incontro LCA.
Ho scelto la libertà di espressione ed i suoi limiti, alla luce delle vicende legate alla pubblicazione delle vignette contro i musulmani da parte della rivista francese “Charlie Hebdo”, sia alla vicenda della condanna di Sallusti.
 
Di seguito, alcuni articoli tratti da quotidiani, blog e riviste, oltre a qualche riga scritta di mio pugno. Un abbraccio, Giulia
 

– “La propria libertà finisce dove inizia quella dell’altro” | Le riflessioni di Giulia

Le recenti vicende relative da un lato alla pubblicazione delle vignette contro Maometto da parte della rivista francese “Charlie Hebdo”, che ha provocato la reazione violenta dei musulmani soprattutto in Pakistan, dall’altro alla condanna a 18 mesi di carcere per diffamazione del giornalista Alessandro Sallusti, mi hanno spinta a riflettere sulla libertà di espressione (ma anche in senso lato) ed i suoi limiti.

Che in un Paese democratico debba essere difeso il diritto di espressione è giusto e sacrosanto. Ma fino a che punto? La libertà di espressione è illimitata?

Con riguardo alla vicenda francese, non me la sento di condividere le tante esternazioni di amici e conoscenti, in linea con chi difende la pubblicazione delle vignette, per cui : “i musulmani devono adeguarsi alle leggi francesi, non è la Francia a doversi adeguare ai musulmani”.

Quasi come se i musulmani e i francesi fossero due entità distinte e non esistessero francesi musulmani.

Che la tradizione francese sia contro ogni religione è risaputo, che si preferisca togliere qualsiasi simbolo religioso dalle strutture pubbliche, piuttosto di esibire tutti i simboli religiosi, anche.

E tutto questo si trasforma in quello che io chiamo “fondamentalismo ateo”.

In quanto fondamentalismo, non può che portare allo scontro e mascherare dietro ai principi di libertà, fraternità ed uguaglianza nient’altro che la presunzione di essere “migliori” e voler imporre per questo il proprio punto di vista agli altri.

Principio, questo, tutt’altro che democratico.

Altrimenti non mi spiego il perchè non siano state autorizzate le manifestazioni di protesta (legittime) dei musulmani contro quella che oggettivamente è una grandissima mancanza di rispetto nei loro confronti.

Salvaguardia dell’ordine pubblico”, può essere la risposta. Ma a me non basta.

Perchè, dato che la reazione violenta dei musulmani a queste vicende è risaputa, viene da chiedersi come mai la “Salvaguardia dell’ordine pubblico” non sia valsa anche per evitare la pubblicazione delle vignette anti islamiche.

Con questo non voglio assolutamente giustificare le reazioni dei musulmani e la loro violenza, anzi… ma pretendere che cambino loro, significa a nostra volta essere violenti e imporre la nostra visione delle cose. E si arriva allo scontro di civiltà.

Il dialogo ed il rispetto reciproco restano l’unico modo per convivere pacificamente, come testimonia l’incontro interreligioso tenutosi da poco a Sarajevo.

Come sosteneva il Cardinal Martini, anche gli atei devono essere coinvolti in questo dialogo.

Con riguardo alla vicenda della condanna di Sallusti per diffamazione, resto dell’idea che il carcere sia eccessivo nel caso di omesso controllo da parte del direttore di una testata giornalistica. Ma libertà di espressione non può significare diffamare le persone con notizie false e faziose. Ognuno deve essere libero di esprimere la propria opinione, ma restando attinente ai fatti ed evitando di mancare di rispetto.

Il comune denominatore di queste due vicende, pertanto, è il RISPETTO: della persona umana, delle diversità, della realtà dei fatti.

Questo, per me,deve essere il limite alla libertà di ciascuno.

Ed è esattamente quello che Qualcuno predicava con forza già più di 2000 anni fa.

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1 Commento

Pubblicato da su ottobre 1, 2012 in L'attualità c'interpella

 

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Una risposta a “L’attualità c’interpella | La libertà di espressione e i suoi limiti

  1. caterina

    ottobre 4, 2012 at 5:29 PM

    Sulla vicenda Sallusti d’accordissimi che altra cosa è la libertà d’espressione, altra la diffamazione con notizie false. Sconvolgente e inquietante come tutti i giornalisti si siano precipitati a difesa di un personaggio come Sallusti, occupando spazi che più opportunamente si sarebbero dovuti dedicare al dramma delle vittime di violenze in Siria e Nigeria, tanto per fare un esempio. Sempre a proposito della vicenda riporto qualche intelligente interrogativo posto da Franco Monaco:… La legge non è uguale per tutti, giornalisti compresi? La libertà di stampa non è un diritto che, come tutti i diritti, non è esente da limiti? Che c’entra la libertà di opinione con la pubblicazione di notizie false (a quanto sembra, consapevolmente false) e calunniose? Le vittime non vanno difese, neppure quando si rifiutano loro le scuse e la doverosa rettifica? Basta che un articolo non sia firmato perché non ne risponda nessuno? Non è contraddittorio che, tra coloro che più strillano in queste ore, vi siano politici che propongono il carcere per i giornalisti in tema di intercettazioni, con palese intento intimidatorio?

    È normale che si faccia scrivere sotto pseudonimo un signore radiato dall’albo dei giornalisti per comportamenti immorali e illegali? Nulla da dire sul fatto che quel signore sia stato portato in parlamento per premiarlo dei servizi resi come “agente Betulla” nel quadro della vergognosa campagna diffamatoria verso Prodi, Fassino e altri sul caso, costruito ad arte, Telekom Serbia, che per un intero anno ha occupato le prime pagine de Il Giornale? A fronte di questo cumulo di problemi, politici e media si sono tutti e unanimemente concentrati sulla ingiusta condanna comminata a Sallusti, rappresentato come martire della libertà di stampa, e persino sull’asserito accanimento dei magistrati.

    Mi chiedo: non merita, così, distrattamente, spendere una parola sul giornalismo inteso come killeraggio  verso gli avversari politici? Quel giornalismo di cui i Sallusti e i Farina sono campioni. …. Come se esso non avesse responsabilità nell’imbarbarimento della nostra vita civile e politica. Come se, di quell’uso della penna e del computer come armi per distruggere le persone, non vi siano state innumerevoli vittime (certo più anonime di Sallusti ma segnate per sempre) per le quali non il capo dello Stato ma proprio nessuno ha levato la voce e mosso un dito.

     

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