RSS

L’Italia sono anch’io | entro il 5 febbraio 2012

25 Gen

Il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol, si unisce all’appello del Papa che, nel suo messaggio Migrazioni e nuova evangelizzazione, invita ad assumere l’odierno fenomeno migratorio come “un’opportunità provvidenziale per l’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo”.  

Il Vescovo desidera manifestare in tale circostanza sentimenti di stima e sincera gratitudine verso tutti coloro – amministratori pubblici, educatori, dirigenti di organizzazioni sportive, operatori sociali e sanitari, responsabili di centri interculturali, laici, religiosi/e sacerdoti – che in un momento di grave crisi economica lavorano quotidianamente, guidati dai valori evangelici dell’accoglienza e della solidarietà, per la coesione sociale nella costruzione del Bene Comune, insieme con i fratelli migranti, rifugiati e nomadi, con le loro famiglie, con le loro organizzazioni nazionali e di settore, con le comunità delle distinte fedi religiose.  

A loro il Papa rinnova l’invito ad “aggiornare le tradizionali strutture di attenzione ai migranti e ai rifugiati, affiancandole a modelli che rispondano meglio alle mutate situazioni in cui si trovano a interagire culture e popoli diversi”.   In questa ottica, anche il vescovo Pizziol invita la comunità cristiana a promuovere la riflessione sui diritti-doveri di cittadinanza, in particolare per i figli dei migranti nati nel nostro suolo, detti di Seconda Generazione.

 

Nota dell’ Ufficio Migrantes Diocesi di Vicenza

Perché promuovere i diritti-doveri di cittadinanza?

In Italia sono mezzo milione, nella nostra diocesi sono 25mila i figli di immigrati, che ancora non sono maggiorenni. Moltissimi di loro sono nati qui, nel nostro “suolo”.

Tutti frequentano le nostre scuole d’infanzia, elementari, medie, superiori e già sono all’università, insieme ai nostri figli. Sono compagni di banco, di quartiere, di gruppo sportivo dei nostri figli. Giocano, studiano e pensando al lavoro immaginandosi nello stesso difficile futuro dei nostri figli. Sono chiamati a rispettare le leggi italiane, come i nostri figli. Hanno acquisito lingua e tradizioni, regole, percorsi scolastici, amicizie; amano luoghi, sapori e profumi, sentono di appartenere a questa nostra storia e al destino comune che ci aspetta.    In vari Paesi altamente industrializzati e moderni, chi vi nasce ha automaticamente la cittadinanza di “quel suolo”. In Italia, invece, la via di accesso alla cittadinanza per i figli degli immigrati nati nel nostro “suolo” è la più severa tra quelle adottate dalle grandi democrazie europee e mondiali. Per questo motivo, rispondendo anche a un auspicio del Presidente Napolitano, diciotto grandi organizzazioni nazionali e le loro sedi locali (tra cui varie di ispirazione ecclesiale e cattolica come l’ufficio Migrantes della diocesi, Caritas, ACLI, Centro Astalli, Famiglie per la pace, Centro culturale S. Paolo, Donne in rete per la pace, Cooperativa Insieme, ecc.) stanno appoggiando la campagna “L’Italia sono anch’io”.

Si tratta essenzialmente di promuovere un dibattito sui diritti-doveri di cittadinanza e di raccogliere le firme (su appositi moduli e certificate in modo che venga modificata l’attuale normativa e sia riconosciuta la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati qui (come già avviene negli Stati Uniti, in Francia ed in altri paesi industrializzati).

>>>vedi i luoghi della raccolta firme in diocesi 

Inoltre si propone il diritto di elettorato attivo e passivo senza discriminazioni di cittadinanza e nazionalità nelle elezioni amministrative per gli immigrati che, presenti da molti anni nel nostro territorio, contribuiscono con il loro lavoro e il regolare pagamento delle tasse a portare avanti questa nostra Italia. A questo proposito, si segnala che varie amministrazioni comunali (tra cui quella di Padova) hanno già deciso di favorire la partecipazione civica degli immigrati residenti con le elezioni di consiglieri comunali aggiunti e la conformazione di consulte rappresentative. In questa maniera, si prevengono i ghetti, si stimola la governance del territorio e la coesione sociale.  Lo stesso Comune di Vicenza aderisce ufficialmente alla campagna “L’Italia sono anch’io“, è possibile firmare all’ ufficio URP di Palazzo Trissino e gli Assessorati agli interventi sociali, cultura e istruzione.  

Perchè i diritti-doveri della cittadinanza?   E’ contraddittorio chiedere all’immigrato di integrarsi, quando si continua a considerarlo giuridicamente straniero e lo si esclude dalla partecipazione politica, poiché il mancato godimento dei diritti politici rappresenta un ostacolo per l’integrazione e per la partecipazione responsabile alla gestione della res publica. L’ integrazione e il diritto di cittadinanza sono strettamente legati.  In particolare, il diritto di cittadinanza:

  • relativizza il senso di appartenenza etnica originaria, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità politica nazionale dell’Italia;
  • consolida la condivisione di valori comuni, come la dignità della persona, la famiglia, le pari opportunità tra uomo e donna, la giustizia, l’equità, la solidarietà, la corresponsabilità;
  • promuove la formazione di una società plurale che accoglie le differenze e le valorizza, invece di relegarle nelle loro specificità o addirittura nei loro integralismi;    

Sperimentando ed esercitando la cittadinanza, gli immigrati sono chiamati a mettere in gioco antiche certezze, a contribuire alla ridefinizione del progetto di società, a inventarsi nuovi meccanismi di riproduzione dei valori, a rivedere i criteri delle loro appartenenze, a rivalutare le dimensione delle loro identità e a trovare continuamente l’equilibrio tra diversità e integrazione. Cittadinanza non vuol dire soltanto usufruire dei diritti e assumersi dei doveri. La cittadinanza è anche coinvolgimento, partecipazione condivisione, assumere consapevolmente delle responsabilità a tutti i livelli, in vista del Bene Comune.  

Che cosa significa per un immigrato essere cittadino di due sponde?   La nuova appartenenza non esclude la vecchia ma si aggiunge ad essa e la arricchisce. Vuol dire non essere monolingue, non avere una identità culturale monolitica, vivere un processo di acculturazione permanente, tendere all’unità nella diversità. Uniti nella condivisione dei valori sanciti dalla Costituzione Italiana e dalla carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. La cittadinanza condivisa è il modo migliore per costruire un patto di convivenza civile e democratica tra italiani e immigrati in quanto “nuovi cittadini”. La cittadinanza non può che rafforzare la democrazia e riqualificare le istituzioni democratiche, dimostrando nei fatti che il fenomeno migratorio è ormai strutturale e, quindi, che non viene più assunto secondo i vecchi schemi dell’emergenza e della sicurezza, bensì nell’ambito di un pacchetto per la crescita economica e civile dell’Italia.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su gennaio 25, 2012 in Generale

 

Tag: , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...