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Cattolicesimo italiano | Enrico Tuggia

26 Ott

CATTOLICESIMO ITALIANO

Sulla rivista “Appunti” ho trovato un’interessante articolo dal titolo: “Dove va il cattolicesimo democratico e cosa vuole fare?”, dello scrittore Nino Abate da cui ho tratto alcune parti molto interessanti, che qui trascrivo: “Aldo Moro riteneva che quando il laicato Cattolico di società Civile si incontra e discente, è sempre un buon segno per la democrazia. L’associazionismo dove si condensa questo laicato è, infatti, una storica punta avanzata, di quel cattolicesimo democratico che ha sempre guardato all’impegno politico come forma <di carità cristiana>, ma oggi in colpevole ritirata”… 

I cattolici democratici pur guardando al futuro hanno invece un loro paradossale punto debole. Si tratta di un movimento carsico che non si fa udire. Di soggetti territoriali e sparsi e isolati non comunicanti. Persone che danno l’impressione di avere preso il gusto alla solitudine dunque. Non pregare, ma testimoniare con questa inefficace modalità, i propri valori nello spazio politico nazionale e locale”.

In questi giorni il Santo, Padre Benedetto XVI, “auspica la formazione, da parte dei Cattolici, di una nuova generazione di uomini e donne capaci di promuovere non tanto interessi di parte, ma il bene comune… attraverso la lectio divina e la dottrina sociale della Chiesa”.

Riflettendo su quanto letto, mi sono chiesto: “Le nostre comunità, i gruppi e le associazioni ecclesiali, che in esse cooperano, sentono, oggi, il dovere di farsi carico dell’impegno sociale e politico, nel caos dell’attuale classe politica?”. Io stesso, ho contribuito a smuovere questa esigenza per una presenza attiva dei cattolici della comunità e dell’Azione Cattolica, di cui faccio parte? Mi rendo conto che la situazione di oggi è difficile, non solo da interpretare, perché, oltre ad essere in continuo movimento, ci impedisce nel ritrovare luoghi e spazi su cui riflettere, da laici, anche a causa dell’eccessiva clericalizzazione delle nostre comunità dove, preti e laici, sono coinvolti quasi esclusivamente nella vita ecclesiale.

In un suo bello articolo su “Appunti” Paola Bignardi scrive: “C’è bisogno di un modo nuovo di fare formazione, capace di interpretare la vita, di prendersi cura del cammino delle persone e anche di prendersi in carico le difficoltà che esse incontrano per vivere sul serio da cristiani. Una formazione che non sia finalizzata a cose da fare, ma sia utile, cioè serva per vivere da cristiani in questo contesto in cui la fatica di vivere mette alla prova tutti”. Se noi laici saremo capaci di formare le nuove generazioni, cercando di interpretare le domande e le esigenze della testimonianza nel mondo, come protagonisti, l’azione formativa potrà avvantaggiarsi del comune esercizio della stessa nostra vocazione. Enrico Tuggia

 
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Pubblicato da su ottobre 26, 2011 in Generale

 

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