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Un’agenda di speranza per il futuro del Paese | Lucio Turra

15 Nov

46a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

Reggio Calabria – 14-17 Ottobre 2010

Un’agenda di speranza per il futuro del Paese

Dire che la Settimana Sociale dei cattolici italiani sia stata un evento significativo di Chiesa e di cittadinanza per il coinvolgimento, la partecipazione, il confronto e le riflessioni proposte e costruite può sembrare un’affermazione scontata. In verità l’assise reggina è stata davvero un evento importante di Chiesa, ben al di là delle risonanze esterne a questo importante appuntamento e nel contempo un evento di cittadinanza attiva.

La 46a Settimana Sociale ha rappresentato un’occasione forse unica nel panorama ecclesiale e civile del nostro Paese perché i cattolici italiani, da Sud a Nord, da Est ad Ovest, hanno avuto il coraggio di confrontarsi su questioni vere e nodali che coinvolgono il nostro Paese, la nostra Italia, nelle varie dimensioni del vivere di oggi.

La complessità di questo tempo che stiamo vivendo come credenti e cittadini, ci ha stimolato e ci stimola a ritrovare le ragioni indispensabili per un discernimento doveroso rispetto ai tanti problemi che attanagliano la vita quotidiana di noi che siamo cattolici e uomini e donne inseriti nei territori di un’Italia, Paese dai mille volti, dai mille comuni, dalle mille terre.

Questo appuntamento va letto nella prospettiva reale di un cammino. Infatti l’ultima Settimana Sociale , la 45a svoltasi tre anni fa a Pisa/Pistoia, aveva offerto ampi spunti di riflessione sul tema del bene comune: il cui titolo era “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”.

Nella Settimana Sociale di Reggio Calabria è stata fatta una declinazione della precedente assise sociale dei cattolici italiani: “Un’agenda di speranza per il futuro del Paese” è la risposta all’impegno per la ricerca del bene comune. Un’agenda prima di tutto di speranza, perché non interessano i mugugni e le critiche alle cose che non funzionano, occorrono le proposte, per rimettere al centro l’essenza di ciò che è fondamentale per la vita del nostro Paese, soprattutto guardando avanti, guardando lontano.

Questo evento, possiamo dire con certezza che è stato un evento nuovo almeno per due ragioni sostanziali.

–          Accanto ai classici contributi ed interventi dei relatori, c’è stata una vera occasione di ascolto, di, dialogo, di confronto nei cinque ambiti (intraprendere nel lavoro e nell’impresa, educare per crescere, includere le nuove presenze, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale) posti all’attenzione a partire dal documento preparatorio. C’era e c’è bisogno di ritrovare luoghi di discussione, che sono spesso mancati sulle questioni sociali.

–          La presenza di oltre 300 giovani che si sono inseriti nel dibattito con vivacità. Ben al di là di ogni previsione hanno saputo offrire contributi disincantati sulla vita del nostro Paese, interpretando con determinazione le istanze e i bisogni con occhi spesso diversi rispetto alle generazioni adulte.

Tutto questo è stato possibile perché la fase preparatoria indicata nel documento preparatorio ha saputo complessivamente dare alcune piste di approfondimento qualificate.

La variegata presenza e articolazione degli interventi nelle aree di approfondimento ha fatto intendere che l’articolato confronto e il dibattito è riuscito ad esprimere anche importanti linee di convergenza nella pluriformità delle provenienze, delle esperienze e delle appartenenze.

Di fronte agli aspetti contradditori, alla complessità e alle difficoltà determinate dalla crisi del nostro Paese (non solo economica ma soprattutto culturale), sono emersi segni di speranza soprattutto dalle testimonianze che sono emerse nel corso dell’ultima sessione dei lavori.

Tuttavia anche sul versante dei contenuti delle relazioni sono emersi particolari stimoli alla discussione.

Alla  prolusione del Card. Angelo Bagnasco tutta incentrata sulla riflessione spirituale ed antropologica dell’evento, particolarmente stimolanti sono state le relazioni del Prof. Luca Diotallevi, “Il processo, l’agenda, l’attualità”, e la relazione che ha concluso i lavori del Prof. Giuseppe Savagnone “Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno: Un documento per il bene comune del Paese”.

Hanno colpito nell’intervento di Luca Diotallevi le domande, non retoriche, sull’oggi del Paese. La posta in gioco dell’Agenda di speranza è l’Italia, l’Italia con le sue dinamiche divaricanti: le divaricazioni tra generazioni, tra chi studia e chi è parcheggiato; le divaricazioni tra la qualità della vita di chi lavora in aziende che stanno sul mercato e chi vive in nicchie protette; la divaricazione tra legge come comando dello Stato e diritto, come diritto delle persone. In tutto questo è in gioco l’Italia. E la seconda domanda è ancora più tagliente della prima: “serve l’Italia al bene comune?”. E’ questa una domanda dura che richiede una responsabilità che è dovere verso il prossimo e verso il bene comune globale.

Nella relazione del Prof. Savagnone sono state indicate, in modo disarmante e franco, le responsabilità dei cattolici a partire dalla responsabilità ecclesiale rispetto ai silenzi, alle non discussioni, alla scarsa elaborazione culturale, alla dimensione delle vita tutta intera, al riferirsi ai soli principi senza dire ed applicare le dimensioni concrete del proprio impegno e trovare la forza di cambiamento.

Il documento della Chiesa italiana sul Mezzogiorno è un paradigma che non riguarda solamente la società del meridione d’Italia. Al contrario i contenuti espressi possono e forse devono diventare oggetto di una riflessione che riguarda tutto il Paese, tutta l’Italia e quindi anche la nostra realtà del Nord, del Veneto, di quello che un tempo veniva chiamato il “mitico” Nordest.

L’auspicio delle giornate di Reggio Calabria passa sotto l’insegna del rinnovamento della vita ecclesiale, per rinnovare la vita del Paese e per recuperare dagli ambiti che il Convegno di Verona della Chiesa Italiana aveva indicato, gli spazi e le traiettorie di dare ragioni di vita alla vita di tutti noi. La speranza emersa tra i delegati è stata anche di ritrovare occasioni di confronto più ravvicinate anche per dare significato ai contenuti e alle ricadute sui territori.

Infine forse l’unico vero rammarico è stata l’assenza dei mezzi di comunicazione, se si esclude Avvenire e Sat2000. Anche questo ci dice che davvero dobbiamo, come credenti, rimboccarci le maniche.

L.T.

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1 Commento

Pubblicato da su novembre 15, 2010 in Generale

 

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Una risposta a “Un’agenda di speranza per il futuro del Paese | Lucio Turra

  1. lucia

    novembre 18, 2010 at 11:21 PM

    Argomenti 2000, associazione di amicizia politica, ha aperto sul suo sito un confronto sulla settimana sociale, a partire da alcuni testi. Una nota e una rassegna tematica curata da Gianni Saonara.

    http://www.argomenti2000.it/argomenti/confrontiedibattiti/46settsociale

     

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