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La Politica non è avanspettacolo. Torni la serietà.

13 Nov

di Lauro Paoletto da

La disoccupazione ha superato quota undici per cento. La crisi economica pesa ancora su famiglie e imprese. La scuola arranca tra mille difficoltà aggravate dai tagli pesantissimi a tutti i livelli. La riforma universitaria non decolla per mancanza di fondi. I Comuni sono strozzati dal Patto di stabilità.Se non conoscessimo bene questi e altri problemi con i quali quotidianamente gli italiani si trovano a fare i conti, osservando lo spettacolo desolante che certa politica offre, verrebbe da citare uno degli aforismi dello scrittore Ennio Flaiano “la situazione politica in Italia è grave ma non seria”.

Già, perché, visto ciò che accade, tutto potrebbe sembrare parte di un gran varietà in cui si applaude chi fa la battuta più goliardica o grossolana o tratto da una sorta di reality nazionale in cui ciascuno recita una parte, con i cittadini chiamati a far da giuria, sapendo però che la realtà è altrove. Ma la realtà è qui e ora e mostra un Paese disorientato da un premier che sembra aver assunto lo stile dell’avanspettacolo.

Non si capisce se Silvio Berlusconi stia giocando al tanto peggio tanto meglio, oppure stia semplicemente cercando di passare il cerino di una crisi politica che nessuno vuole dichiarare ma che è ogni giorno sempre più nei fatti e nelle parole dei suoi protagonisti. Quel che è certo è che il Cavaliere in poche settimane sta dilapidando un consenso che nessun governo nella storia recente aveva ottenuto.

Gli altri attori della politica nostrana da tempo sembrano impegnati a pensare al dopo Berlusconi e a decidere se e come concludere l’esperienza di un governo che sembra anzitempo giunto al capolinea. Il tutto però appare confuso, senza un orizzonte ben definito. E intanto il Paese è bloccato, fermo, in attesa di risposte sui problemi veri. Non sappiamo se Berlusconi riuscirà ad andare oltre la crisi attuale. Il Cavaliere ci ha abituato a colpi di teatro che l’hanno rilanciato. Oggi però ciò appare più difficile.

La volgarità di certo suo fraseggiare, l’idea che trasmette sulle donne, uno stile di vita che ha fatto della ostentazione la sua cifra inconfondibile inducono a dubitare della sua credibilità.

È tempo che si abbandonino i toni da cabaret e si torni con decisione ai problemi dell’Italia. Se ciò non è possibile si segua l’esempio di altri Paesi e si dia vita a un esecutivo, il più ampio possibile, che sappia mettere al centro il bene del Paese.

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1 Commento

Pubblicato da su novembre 13, 2010 in Generale

 

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Una risposta a “La Politica non è avanspettacolo. Torni la serietà.

  1. Gustavo

    novembre 14, 2010 at 3:34 PM

    Questo matrimonio non s’ha da fare né domani né mai ….

    L’instabilità politico-istituzionale che mira volontariamente a minare la continuità e la stabilità del governo in Italia continua a manifestarsi con fenomeni di cannibalismo incivile, di bandistismo e di pirateria politica.

    Il grado di inciviltà giuridica, di immaturità umana e di irresponsabilità politica che scuote il sistema democratico, qui e adesso, ha raggiunto livelli di scabrosità e di squallore indicibile, ingiustificabile, inaccettabile, irricevibile.

    Il livello di guardia democratico è stato grandemente superato e la situazione politica verificatasi dopo il tradimento finiano ha reso instabile il sistema democratico creando un precedente di prassi procedurale nella “contrattazione politica” molto pericoloso e reazionario, oscurantista e parruccone, termini sinonimi fra di loro e contrari ai termini riformista e progressista.

    La contrattazione politica nelle alleanze di governo che si presentano agli elettori con un programma di governo da attuare e realizzare viene grandemente pregiudicata da questa prassi reazionaria che pretende di cambiare regole, schieramenti ed alleanze durante il mandato elettorale che ha validato una maggioranza di governo a governare.

    Da oggi in poi, grazie a questo precedente pericoloso, chiunque ed in qualunque momento è autorizzato a “scomporre” la maggioranza di governo in virtù di interessi di parte che nulla hanno a che fare con l’interesse generale, l’interesse pubblico e l’interesse del popolo sovrano nelle nucleazioni fondamentali di famiglie ed aziende.

    Questo “mischiare le carte”, questo confondere gli obiettivi comuni, questo disordinare ogni regola a partire da quella base della convivenza civile, a sua volta connotata dalla lealtà alla parola data, dalla correttezza dei conseguenti comportamenti politici e dal concetto ormai infranto (definitivamente?) di responsabilità politica ed istituzionale (quotidianamente violata e violentata, piegata ed abusata a miserabili interessi di parte politica e alle ormai smisurate ambizioni personali del reazionario di turno), questo ingarbugliare mirato a sovvertire la già espressa volontà popolare che indicava chiaramente uno schieramento politico composto di alleanze fra parti politiche che si impegnavano a governare per tutto il mandato, guidando l’esecutivo al fine della realizzazione di quella programmazione elettorale sottoposta all’elettorato e premiata dal responso dell’urna, questa ormai consolidata prassi del tradimento politico ed istituzionale a fini non compresi in quella progammazione, questo brigantaggio politico si rende responsabile della instaurazione di una prassi secondo la quale, nulla è sicuro, nulla è programmato, nulla è certo.

    Nella trasposizione di quella incertezza del diritto e della pena che impera da sempre nel nostro paese, questa novella incertezza politico-istituzionale, istituzionalizza appunto il tradimento come metodo di contrattazione politica che tende a superare il mandato elettorale ed il patto sottoscritto.

    Inizia un’era in cui l’incertezza assurge a valore (che squallore inumano: l’incertezza che sale al grado di “valore”!) e diviene asse trasversale a tutte le regole che accreditano il patto fondante di ogni società:
    l’interesse comune, certamente riconosciuto, certamente realizzabile, certamente inquadrabile in un ambito di norme e regole scritte e non scritte e fondanti una comunità umana condivisa e condivisibile.

    Ogni nuova alleanza elettorale d’ora in poi dovrà fare i conti con questo nuovo assioma, questa nuovo principio della incertezza nel futuro e della relativa mancanza di speranza, ormai divenuta prassi consolidata e consuetudine superante i limiti della valorizzazione legislativa (secundum, preter o contra), divenendo essa stessa regola sopra le regole, norma sopra le norme e, addirittura, “valore di riferimento”.

    Ogni nuova coalizione di governo, ogni nuovo premier, ogni nuovo esecutivo chiamato a governare non potrà garantire continuità e stabilità nel governo del paese proprio a causa di questa incertezza, di questo nuovo valore di riferimento.

    Cosa che, a dire il vero, avveniva anche nel passato, soprattutto nelle coalizioni di governo del centro-sinistra, laddove il premier era “incerto” e cambiava spesso e volentieri durante il mandato (governo Prodi-D’alema-Amato) e il programma era “incerto”, poichè continuamente attaccato dall’interno della stessa maggioranza (si fa rifermimento a quelle storiche manifestazioni di gruppi parlamentari della coalizione di governo che scendevano in piazza per manifestare contro l’azione del governo, del “loro” governo).

    Il fatto nuovo è che questo “virus della irresponsabilità ed immaturità politica” ha aggredito violentemente anche l’altra polarizzazione politica, quella del centro-destra, l’unica sinora capace di garantire polarizzazioni politiche finalizzate alla formazione di governi stabili e continui.

    Il fatto nuovo è che questo virus ha ormai contagiato gran parte del sistema politico, fatta eccezione per l’unico movimento politico che tutte le parti politiche ricercano per le sue “uniche” qualità di lealtà e correttezza rispetto alla parola data e di cui nessuno però, vintende pagare il conseguente prezzo politico di supporto alle progettualità ed idealità che lo identificano:
    esso è la lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

    E’ la donna più bella, più attraente, più leale e corretta che esista, ma è anche la donna che nessuno vuol sposare.

    Ed è proprio il matrimonio l’elemento base del nostro sistema in profonda ed aperta crisi.

    Ed è proprio il matrimonio fra un uomo e d una donna, il matrimonio fra due partiti politici, il matrimonio fra due aziende cointeressate, il matrimonio fra gruppi sociali che condividono stili di vita comuni, è proprio questo concetto fondamentale di matrimonio ad essere messo in crisi.

    E’ lo stare insieme, è l’incapacità di unirsi seriamente e lealmente in matrimonio che corrode profondamnete la nostra comunità nei tempi moderni.

    Ci si è dimenticata la regola d’oro che pretende che i panni sporchi vadano lavati in casa e non esposti pubblicamente quasi fossero trofei sportivi.

    Ci si è dimenticata quell’analisi dell’esperienza comune che fece un tal Giuseppe Capograssi, magnifico uomo, filosofo e giurista che definì la difficoltà dell’unirsi dello stare insieme più di chiunque altro.ù

    E’ un invito alla lettura, questo:

    Analisi dell’Esperienza Comune
    Giuseppe Capograssi

    Per coloro i quali ancora credono che, una parola data, va rispettata, che una mano stretta, va onorata.

    Nel bene come nel male.

    Possibilmente, al di là dle bene e del male …..

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

     

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