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Spunti dalla Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

25 Ott

Alessandro Cortesi op scrive: Vorrei cogliere alcuni spunti della settimana sociale dei cattolici italiani tenutasi a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010, a partire da alcune sottolineature di un articolo di Piero Castagnetti in “Europa” del 21 ottobre u.s. dal titolo ‘La lezione che viene da Reggio’.

Lamentandosi del silenzio del mondo dell’informazione su questo evento esprime la sua impressione di una esperienza fortemente positiva: “Dopo il convegno di Reggio Calabria credo si possa aggiungere che nella periferia della chiesa italiana si stanno coltivando oggi talenti personali preziosi che rappresentano una speranza concreta per il futuro.” Mi sembra importante questo riferimento alla periferia, perché se è vero che questo elemento è emerso in una convocazione ufficiale dei cattolici ho l’impressione che sia da cercare tante altre periferie in cui matura un senso di responsabilità e vi sono germi di speranza anche laddove non vi è riconoscimento ufficiale.

Castagnetti poi osserva come vi sia stato un salto di qualità nel passaggio dalle relazioni ai gruppi di studio che hanno affrontato diversi ambiti messi a tema e annota: “Non si cerchino nei documenti finali soluzioni strabilianti, perché si troveranno solo indicazioni di buon senso, talmente di buon senso da sembrare talora rivoluzionarie. Ma ciò che colpiva era la partecipazione corale di un popolo, per molti aspetti sconosciuto, che sembrava essersi preparato – senza volersi spingere a paragoni storici arditi – nella stagione della decadenza del paese, al riparo dalla decadenza medesima”.

E rilava la presenza di persone animate non tanto da pessimismo, ma da fiducia nelle proprie idee e da volontà di cambiare. “Di fronte a tale spettacolo non si poteva che dedurre che, anche negli anni in cui la gerarchia non ha mostrato grande fiducia nei suoi laici, “il Vangelo ha lavorato”. C’è da augurarsi che tale potenzialità ora non venga arginata e contenuta, perché, dopotutto, è una risorsa di cui il paese sente veramente il bisogno”. Questa osservazione meriterebbe una attenta analisi per chiedersi in che misura le cose dovrebbero cambiare anche all’interno della chiesa, con quali responsabilità, e come lasciar spazio al vangelo che lavora nelle coscienze e nei percorsi umani perchè ogni contributo anche critico possa essere accolto e valorizzato e si possa instaurare nella chiesa un rapporto di effettiva collaborazione e di effettivo confronto sulle tematiche politiche e sociali.

Castagnetti rileva anche alcuni contenuti emersi: “Partendo dalla constatazione delle cause di sofferenza della nostra democrazia ‘senza qualità’, svuotata e inquinata da talune oligarchie prive di senso dello Stato e del bene comune, riassumibili nella disinvoltura con cui si cambia oggi il senso e il valore della Carta costituzionale e, in particolare, si fanno riforme costituzionali non più per perseguire efficacemente obiettivi di bene comune, ma per cambiare equilibri e convenienze politiche, è stata indicata con chiarezza come prima esigenza quella di educare, e ri-educare, giovani e adulti al valore della legalità. Perché la legalità sia piena non basta infatti evocare il rispetto delle leggi – è stato detto – ma occorre che la legge sia veramente finalizzata al bene comune, non fosse altro perché spesso accade che chi vanta il presunto rispetto della legge è lo stesso che prima fa le leggi a proprio uso”.

Il suo giudizio dell’evento risulta positivo: un’esperienza che è stata come  una palestra in cui guardare le cose ultime ma con l’impegno e l’attenzione rivolta alle cose penultime, in cui egli ha rilevato la consonanza sull’impostazione del recente documento della CEI sul mezzogiorno.

“Il tutto è stato detto con chiarezza di pensiero, sobrietà e precisioni di linguaggio, senza livore o pregiudizio politico. In questo senso è stata una esperienza singolarmente interessante per i non molti parlamentari presenti (mancavano incomprensibilmente quelli di Pdl e Lega) che hanno vissuto la possibilità di discutere problemi complessi in uno spirito di sincerità e serenità non consueto nelle sedi politiche. Insomma è stato un esercizio importante per tutti per capire che è possibile vivere ‘le cose ultime’ in modo adeguato soprattutto quando si impara a vivere responsabilmente ‘le cose penultime’.”

L’importante è che questo esercizio possa divenire prassi vissuta nelle realtà locali e apra un dibattito in cui sulle cose penultime ci sia spazio per l’autonomia di pensiero e di scelte proprie di chi ne ha competenza ed è consapevole della problematicità del reale. La ricerca del bene comune non può ridursi ad una enunciazione di principio ma è faticosa ricerca di scelte concrete e possibili che talvolta sono destinate a limitare il male pur presente, altre volte ad offrire soluzioni pur sempre parziali e perfettibili che mai possono avere la pretesa della traduzione immediata di principi e nemmeno di essere la realizzazione del regno di Dio qui sulla terra. E’ questo il campo proprio della politica.

 
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Pubblicato da su ottobre 25, 2010 in Generale

 

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