RSS

Giovani in movimento | Carta nr. 26

21 Ago

Chi di noi, quest’estate… non “è partito per un viaggio”… di qualsiasi durata, anche di un giorno?
Anch’io sono partita, mi sono spostata… sono stata in movimento, ho percorso 953 km in undici giorni!

Sono capitata, per caso, al Festival del Cinema di Frontiera a Marzamemi (RG), a vedere il film in concorso “14 km” di Gerardo Olivares: 14 km… una distanza molto limitata per chi, come me ne stava facendo molti di più in un solo giorno; in realtà 14 km sono la distanza tra Tangeri e Algeciras in Spagna che bisogna percorrere attraverso lo stretto di Gibilterra; sono la distanza tra un Continente come quello africano affamato e abbandonato e quello che ancora in molti credono l’Eden chiamato Europa. Un film duro che risulta essere anche ottimista, rispetto a quanto effettivamente accade.

E’ per questo che mi sono soffermata su un articolo pubblicato sul nr. 26 di Carta “I ragazzini erranti e noi. Ricominciare a viaggiare in un mondo che cambia” di Renato Curcio, e che ne condivido una parte invitandovi ad acquistare il settimanale per leggere la versione integrale.

UN SESTODELL’UMANITÀ, un miliardo di umani,
è attualmente in movimento.

Sono partiti dall’Afghanistan  e dal Marocco, dal Senegal o dalle Filippine, ma non hanno un punto di arrivo altrettanto definito. Viaggiano  curiosi per le vie del mondo in cerca di qualche opportunità.

Attraversano territori devastati dalle guerre, minacciati  nelle loro economie di sussistenza, invasi dai più rapaci capitali che l’Occidente ha saputo accumulare nei secoli della sua storia coloniale. Inseguono il sogno di una vita che valga la pena di essere vissuta. Arrivano fino al bar dove sorseggiamo un caffè, sulle metropolitane che ci trasportano dalla casa al lavoro, in molte aziende dove cerchiamo in qualche modo di guadagnarci da vivere. Parecchi, tra loro, finiscono anche nei Cie [Centri di identificazione ed espulsione], nelle carceri, nelle «navi dei respinti ». Quelle che, come nel Gioco dell’Oca, li riportano qualche casella indietro.

Questo movimento imponente è la conseguenza di un altro avvilente movimento: quel processo economico e sociale multiforme che per intenderci è stato definito «mondializzazione del capitale». Muovendosi liberamente per il mondo in cerca di condizioni ottimali, i capitali finanziari, industriali e commerciali dell’Occidente hanno generato la necessità, per un miliardo di umani, di muoversi in qualche modo per il mondo in cerca di condizioni accettabili.

Tra questi umani in viaggio, moltissimi sono i ragazzi, e tra questi, un’attenzione particolare meritano i «minori non accompagnati», vale a dire quelle donne e quegli uomini molto giovani che, per le leggi europee, avendo meno di 18 anni, se intercettati, dovrebbero essere ospitati in istituzioni ad essi dedicate e intese a tutelare i loro diritti basilari: dignità della persona, istruzione, salute. Sui diritti dei minori stranieri viaggianti si sono infatti pronunciate  l’Organizzazione delle Nazioni unite come pure il parlamento europeo, e l’Italia ha firmato gli accordi che hanno sottoscritto anche gli altri paesi europei.

Ma cosa succede veramente al di qua dei documenti stipulati?

La tutela dei diritti dei minori stranieri non accompagnati viene effettivamente praticata? Non si può dire che in Inghilterra, come in Francia o in Italia, della sorte di questi ragazzi qualcuno si preoccupi davvero. Al di qua della Manica, nel golfo di Calais, frequenti sono le retate che si concludono con centinaia di arresti e conseguenti deportazioni verso destinazioni imprecisate. Al di là, si è appreso di recente che l’Inghilterra, per respingerli in modo «irreprensibile», ha addirittura inventato delle comunità di accoglienza localizzate nei paesi di provenienza ma, almeno formalmente, sotto la sua giurisdizione.

In Afghanistan, ad esempio. In tal modo il problema viene spostato lontano dagli occhi degli inglesi e affrontato a costi stracciati, ma «nel pieno rispetto dei doveri internazionali» dell’Occidente.

L’Italia non conosce ancora l’arte del respingere astuto e se la sbriga, a modo suo, secondo un doppio registro.  Se acchiappa qualcuno alla frontiera, poniamo nel porto di Ancona dove giungono le navi da Patrasso, lo respinge senza dirlo, in silenzio, facendo finta di niente.  Viola gli accordi internazionali e, nello stesso tempo, passa sotto silenzio la cosa. Questi respingimenti fantasma, tuttavia, non sono privi di conseguenze reali. I ragazzi che li subiscono finiscono in strutture concentrazionarie greche che, in uno scaricabarile disumano, a loro volta se ne sbarazzano, ancora una volta in silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni internazionali, respingendoli nei paesi di partenza o, comunque, il più vicino possibile ad essi. Percorsi «a perdere» di cui nessuno, attualmente, appare in grado di identificare i tracciati. Se, viceversa, le forze dell’ordine fermano qualche minore straniero per le vie di Milano o di Torino, beh, glissano sulla sua minore età e lo respingono direttamente sulla strada: «Via di qui, ragazzino, in questo vagone ferroviario non ci puoi dormire!» «Dove posso dormire allora?» Nessuna risposta.  Nessuno lo sa. Perché? Per una ragione banale e avvilente  nello stesso tempo: perché l’Italia non ha investito denari nella costruzione delle Comunità di accoglienza, e quei pochi posti che esse possono assicurare sono occupati già da molto tempo.

I ragazzi viaggianti, in tal senso, sono anche degli analizzatori delle istituzioni italiane. Le loro storie ci raccontano, prima di ogni altra cosa, ciò che le istituzioni fanno e ciò che non fanno; come queste si sottraggono agli impegni internazionali; fino a che punto sanno mostrarsi indifferenti alla vita e ai diritti di un umano «minore»: nel senso, prima di tutto, di non europeo e non occidentale e, quindi, considerato inferiore ai suoi coetanei italiani, per quel che riguarda i più elementari diritti della specie. Il ragazzo viaggiante straniero, benché nessuno osi dichiararlo apertamente, viene considerato «minore» anzitutto in termini razzisti.

La migrazione di questi ragazzi è «ipermoderna» per diverse ragioni. La prima è ovvia: essi sono il frutto della società liquida mondializzata, sono il risultato di un processo ipermoderno di trasformazione sociale del pianeta. In Italia si stenta a riconoscerlo perché una spessa coltre di indifferenza razzista, accumulata negli anni fino a diventare una spessa crosta, attutendo le sensibilità impedisce di percepire l’urgenza di una seria riflessione sul razzismo istituzionale, sulla sua lunga storia e sulla sua rimozione.

C’è più attenzione per un nuovo prodotto commerciale lanciato da qualche azienda informatica, o per i saldi di fine stagione, che per i processi sociali che attraversano la nostra vita quotidiana. Ragazzi di strada? Sì, forse a Bucarest, o in Brasile, ma in Italia…

La seconda è meno ovvia ma forse più interessante. Questi ragazzi, per come si attrezzano rispetto alle difficoltà

che debbono affrontare, mostrano una sottile capacità  di servirsi delle tecnologie più avanzate. Ricorrono ai telefonini per «tenersi in rete», il che consente loro di venirsi vicendevolmente in aiuto quando le circostanze lo richiedano.

Oppure di tenersi in contatto con la loro dispersa comunità di affetti, amici, familiari, genitori. Navigano senza problemi su internet alla ricerca di informazioni di viaggio e di lavoro; parlano con competenza più lingue e sono esperti nel tesaurizzare lo stock di parole essenziali per destreggiarsi in modo esperto in ciascuno dei paesi che attraversano; si spostano con guizzi agili, rapidi e flessibili al di qua e al di là delle nostre pesanti frontiere e barriere; si servono di apparecchi iPod per immagazzinare musiche a loro care indispensabili per accompagnare le lunghe notti solitarie che costellano il loro viaggio.

Questo per fare soltanto qualche esempio.

Nessuno può dire quali siano le loro mete. Il loro è un grande orizzonte del tutto aperto ad accogliere le opportunità che si presentano dove e quando si presentano. Non gravitano su piccoli mondi nazionali: il territorio entro cui essi si muovono è un mondo aperto, senza frontiere. Mentre in Italia molta gente, spaventata a morte dai  processi che la mondializzazione ha scatenato, si arrocca intorno all’insegna di Goffredo di Buglione, loro, per niente spaventati, si prendono gioco delle idee piccole e bizzarre come la padania. Non c’è per essi un angolo di mondo in sé più interessante di un altro. Interessante è il luogo in cui trovano il riconoscimento dell’universalità dei diritti fondamentali, del rispetto per le diversità culturali, della curiosità reciproca, della disponibilità a trasformarsi insieme  nei rapporti. In tale senso essi col loro viaggio disegnano con i loro percorsi transnazionali solitari i contorni di una comunità virtuale in formazione. Ci insegnano come dobbiamo porci di fronte alla grande domanda che uno di  loro, per tutti quanti, ha posto: «Di chi è il mondo?».  Ci interessiamo ai loro apporti culturali, agli approcci che tentano nel viaggio di costruzione della loro vita. Allo stesso tempo, siamo qui ad interrogarci su quanto stiamo facendo noi, e le istituzioni italiane e quelle europee.

Non è forse questo un grande passo nella prospettiva dell’interculturalità?

Il grande risultato che i ragazzi viaggianti hanno già conseguito è quello di costringerci a vincere la nostra pigrizia culturale, la nostra agghiacciante indifferenza, e incominciare a nostra volta a viaggiare. Non per fare turismo o shopping internazionale, ma per lasciarci alle spalle un’eredità eurocentrica, avvelenata da un razzismo sottocutaneo mai fino in fondo elaborato. Per incontrare il mondo che cambia sotto i nostri piedi, intorno e dentro di noi.

Così che possa nascere, insieme a loro, un viaggio «oltre i confini e le frontiere» ancora più ampio e coraggioso.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su agosto 21, 2010 in Generale

 

Tag: , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...