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Riflessioni dopo Haiti, Pio Parisi

19 Feb

Da Publico Portogallo|Edizione di Lisbona 14/01/2010

Ciao,
per continuare le riflessioni sugli stili di vita, e per non dimenticare Haiti, condivido questo testo del padre gesuita Pio Parisi:

Partendo dal salmo 47: “L’uomo nel benessere non comprende,
è come gli animali che periscono” , 
invita a riflettere sul senso della compassione:
“La compassione che si affaccia o dà una mano a chi sta incomparabilmente peggio, senza mettere in crisi la società del benessere e il proprio collocamento in essa, è una illusione ed un inganno: ci illudiamo di essere migliori ed inganniamo quelli a cui facciamo credere di essere tali”.

Ancora:
“Il globo è la società del benessere che può essere in diversi modi qualificata: società opulenta, occidentale, capitalistica, borghese, sostenuta da religiosità senza fede, da cristiani che riducono il Vangelo ad etica, dimenticando il Mistero trinitario rivelato in Gesù Cristo e nel Mistero Pasquale. Occorre uscire da questa sfera”.

Anche lui, come nelle riflessioni emerse nel week-end socio politico di Tonezza, sottolinea il valore di relazioni vere:
“Amicizie nuove formano il vero tessuto sociale, dove il potere è ridotto a servizio e non esistono schieramenti.
Si tratta di riscoprire il valore grandissimo dell’amicizia, sorgente principale di creatività e di vera convivenza umana”.

La via della speranza:
“Uscire dalla sfera del benessere e contestarla, dichiarandone la negatività, è un passaggio che può essere molto doloroso.
Anche se le tue ragioni ti sembrano chiare e semplici ti accorgerai di essere incompreso; non comprendono quello che dici e invano attendi una risposta a tono.
Così si sperimenta la solitudine, sei solo con te stesso e con quelle verità che pensavi fossero facilmente comunicabili; non fai più parte di un gruppo, di una sfera. Ti senti escluso anche se non hai avuto l’intenzione di allontanarti da nessuna persona, è il tutto che ti rifiuta.
Ti senti cacciato non con qualche violenza, ma in quanto messo da parte, dimenticato.
E la realtà da cui sei uscito, dichiarandola negativa, sembra cascarti addosso, come un peso insopportabile; non vuoi e non puoi dimenticarla e ti frana sulle spalle.
Al tempo stesso cominci a scoprire una comunione nuova con tanti piccoli, poveri, sofferenti, emarginati, singoli, gruppi e intere popolazioni. Forse scopri una nuova amicizia e una comunione profonda con alcuni di loro.
Soprattutto ti ritrovi in una corrente popolare, che scorre sotto traccia, in profondità, sotto cumuli di detriti, incontrando mille ostacoli che la purificano da continue tentazioni di inquinamento.
E’ una nuova speranza popolare”.

–> vai al testo integrale

 
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Pubblicato da su febbraio 19, 2010 in Generale

 

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