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Ciascuno faccia la sua parte, per il bene di tutti.

02 Gen

Condividiamo alcune parti del messaggio di Mons. Nosiglia, Vescovo di Vicenza, per il mondo economico, del 21 dicembre scorso:

“Questa Messa di Natale ci deve, tuttavia, indicare la via da percorrere insieme per affrontare con speranza il domani. E’ la via della comunione e della collaborazione, perché dalla crisi usciremo solo se lo faremo insieme. Insieme a tutte le componenti del mondo del lavoro e della società; insieme alla Chiesa, che vive sul territorio; insieme agli stessi lavoratori in cassa integrazione o in mobilità. Questi ultimi non possiamo e non dobbiamo lasciarli soli e abbandonati al loro destino ingiusto; in un modo o nell’altro devono essere coinvolti e considerati soggetti del loro e del nostro domani.

Questo esige che ciascuno faccia la sua parte per il bene di tutti. Occorre, a mio avviso, dare anche segnali concreti e precisi. Il Papa nella “Caritas in veritate” afferma con forza che ogni sviluppo e progresso economico e sociale sarà garantito solo da uomini retti, da operatori economici, lavoratori, politici che vivano nelle loro coscienze l’appello al bene comune. Sono necessarie sia la qualificazione professionale e le competenze, ma ancora di più la coerenza morale nei comportamenti e nelle scelte. Quando prevale, invece, il proprio utile e tornaconto, l’avere sempre di più, allora vediamo che l’imprenditore ricerca, come unico criterio di azione, il massimo del profitto nella produzione; il politico il consolidamento del potere; il finanziere il più alto reddito possibile. Quando si parla di etica e si applica questo termine al lavoro, all’impresa, alla politica, all’economia o alla finanza, occorre tenere bene in considerazione che cosa, in realtà, si intende e a quale sistema morale ci si riferisce. Se al centro ci sono la promozione della persona umana del lavoratore e la sua famiglia, il rispetto dell’ambiente di lavoro e  di quello naturale del territorio, o se ci sono, invece, scelte ben diverse, che fanno passare per etico ciò che di fatto è contrario alla giustizia e al vero bene comune.

Per i cristiani, alla luce della Parola di Dio, un’etica economica non può prescindere da due fattori insostituibili di riferimento. Il primo: l’uomo non è un atomo, una particella dell’universo, ma una persona creata ad immagine e somiglianza di Dio, dal quale trae la sua dignità di persona con diritti e doveri universale e inalienabili. Il secondo: l’uomo è stato creato per le relazioni, dunque per stare insieme, agire insieme, produrre insieme, solidarmente e in comunione con i suoi simili. La mancanza di fraternità tra gli uomini e i popoli produce la corsa sfrenata al possesso e al proprio tornaconto a scapito della stessa giustizia. La società, sempre più globalizzata, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. Siamo in grado di vedere bene, con la nostra razionalità, che gli uni dipendono dagli altri ed è dunque necessario stabilire una convivenza civile e dei rapporti economici e sociali giusti e concordati, ma di fatto tutto ciò non riesce a fondare una fraternità. (…)

Desidero, alla luce di questo, richiamare alcuni fatti concreti. Penso alla redistribuzione del reddito, che faccia ricuperare l’equità senza la pretesa di livellare il mercato del lavoro e penalizzare le professionalità, le competenze e le responsabilità di ciascuno, perseguendo vie di giustizia commutativa e sociale, alla luce del valore oggettivo delle prestazioni lavorative e della dignità umana dei soggetti che le compiono.

La giustizia esige la fraternità, il bene singolo esige il bene comune. 

Desidero, alla luce di questo, richiamare alcuni fatti concreti. Penso alla redistribuzione del reddito, che faccia ricuperare l’equità senza la pretesa di livellare il mercato del lavoro e penalizzare le professionalità, le competenze e le responsabilità di ciascuno, perseguendo vie di giustizia commutativa e sociale, alla luce del valore oggettivo delle prestazioni lavorative e della dignità umana dei soggetti che le compiono. La giustizia esige la fraternità, il bene singolo esige il bene comune. (…)

Sì, cari amici, il lavoro sta ridiventando la prima emergenza del nostro territorio, come era in passato, e lo è non solo sotto il profilo economico e sociale, ma anche morale. Non è accettabile, infatti, dal punto di vista morale, la disoccupazione di una persona, considerate anche le gravissime conseguenze per la sua famiglia. Questo fatto non deve lasciarci indifferenti e perciò va affrontato con la massima corresponsabilità ed impegno di tutti i soggetti pubblici, privati, sociali e istituzionali. La Chiesa, le Parrocchie, le associazioni, i movimenti e le realtà caritative debbono essere in prima linea in questo impegno, perché è Cristo stesso, e la sua incarnazione, a spingere ogni credente ed ogni uomo di buona volontà a considerare l’altro un fratello, chiamato a far parte della stessa famiglia di Dio. (…)

Dio ci ha tanto amato da darci non delle cose, di cui pure abbiamo bisogno, ma un figlio, un bambino, il suo Figlio, affinché lo accogliessimo come il dono più grande, ricordandoci così che ogni persona è il dono più grande da accogliere, amare e valorizzare, al di sopra di ogni altro bene.

“Non temere, non lasciarti cadere le braccia”: risuoni nel nostro cuore, nelle nostre famiglie, nelle imprese e nella comunità questo annuncio della Parola di Dio. Se Dio è con noi, infatti, chi sarà contro di noi? Dio ci ha tanto amato da darci non delle cose, di cui pure abbiamo bisogno, ma un figlio, un bambino, il suo Figlio, affinché lo accogliessimo come il dono più grande, ricordandoci così che ogni persona è il dono più grande da accogliere, amare e valorizzare, al di sopra di ogni altro bene. (…)

–> vai al testo integrale

–> vai ai documenti di Mons. Nosiglia

 
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Pubblicato da su gennaio 2, 2010 in Generale

 

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