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“Fai bene quello che sei chiamato a fare” (V. Bachelet)

17 Nov

Lo spunto della settimana:
FAI BENE QUELLO CHE SEI CHIAMATO A FARE, Vittorio Bachelet

L’approfondimento:
Discorso di Barack Obama per l’apertura dell’anno scolastico.

“So che per molti di voi questo è il primo giorno di scuola. E per chi è all’asilo o all’inizio delle medie o delle superiori è l’inizio di una nuova scuola, così un minimo di nervosismo è comprensibile.

Immagino che tra voi ci siano dei veterani a cui manca solo un anno per concludere gli studi e quindi contenti. E, non importa a quale classe siate iscritti, qualcuno tra voi probabilmente sta pensando con nostalgia all’estate e rimpiange di non aver potuto dormire un po’ di più stamattina. So cosa vuol dire. Quando ero giovane la mia famiglia visse in Indonesia per qualche anno e mia madre non aveva abbastanza denaro per mandarmi alla scuola che frequentavano tutti i ragazzini americani. Così decise di darmi lei stessa delle lezioni extra, dal lunedì al venerdì alle 4,30 di mattina. Ora, io non ero proprio felice di alzarmi così presto. Il più delle volte mi addormentavo al tavolo della cucina. Ma ogni volta quando mi lamentavo mia madre mi dava un’occhiata delle sue e diceva: «Anche per me non è un picnic, ragazzo».

Ora, io ho fatto un sacco di discorsi sull’istruzione. E ho molto parlato di responsabilità. Della responsabilità degli insegnanti che devono motivarvi all’apprendimento e ispirarvi. Della responsabilità dei genitori che devono tenervi sulla giusta via e farvi fare i compiti e non lasciarvi passare la giornata davanti alla tv. Ho parlato della responsabilità del governo che deve fissare standard adeguati, dare sostegno agli insegnanti e togliere di mezzo le scuole che non funzionano, dove i ragazzi non hanno le opportunità che meritano. Ma alla fine noi possiamo avere gli insegnanti più appassionati, i genitori più attenti e le scuole migliori del mondo: nulla basta se voi non tenete fede alle vostre responsabilità. Andando in queste scuole ogni giorno, prestando attenzione a questi maestri, dando ascolto ai genitori, ai nonni e agli altri adulti, lavorando sodo, condizione necessaria per riuscire.

Questo è quello che voglio sottolineare oggi: la responsabilità di ciascuno di voi nella vostra educazione. Parto da quella che avete nei confronti di voi stessi. Ognuno di voi sa far bene qualcosa, ha qualcosa da offrire. Avete la responsabilità di scoprirlo. Questa è l’opportunità offerta dall’istruzione. Magari sapete scrivere bene, abbastanza bene per diventare autori di un libro o giornalisti, ma per saperlo dovete scrivere qualcosa per la vostra classe d’inglese. Oppure avete la vocazione dell’innovatore o dell’inventore, magari tanto da saper mettere a punto il prossimo i Phone o una nuova medicina o un vaccino, ma non potete saperlo fino a quando non farete un progetto per la vostra classe di scienze.

Oppure potreste diventare un sindaco o un senatore o un giudice della Corte suprema ma lo scoprirete solo se parteciperete a un dibattito studentesco. Non è solo importante per voi e per il vostro futuro. Che cosa farete della vostra possibilità di ricevere un’istruzione deciderà il futuro di questo Paese, nulla di meno. Ciò che oggi imparate a scuola domani sarà decisivo per decidere se noi come nazione sapremo raccogliere le sfide che ci riserva il futuro. Avrete bisogno della conoscenza e della capacità di risolvere i problemi che imparate con le scienze e la matematica per curare malattie come il cancro e l’Aids e per sviluppare nuove tecnologie ed energie e proteggere l’ambiente. Avrete bisogno delle capacità di analisi e di critica che si ottengono con lo studio della storia e delle scienze sociali per combattere la povertà e il disagio, il crimine e la discriminazione e rendere la nostra nazione più corretta e più libera.

Vi occorreranno la creatività e l’ingegno che vengono coltivati in tutti i corsi di studio per fondare nuove imprese che creeranno posti di lavoro e faranno fiorire l’economia. So che non è sempre facile far bene a scuola. So che molti di voi devono affrontare sfide tali da rendere difficile concentrarsi sui compiti e sull’apprendimento.

Mi è successo, so com’è. Mio padre lasciò la famiglia quando avevo due anni e sono stato allevato da una madre single che lottava ogni girono per pagare i conti e non sempre riusciva a darci quello che avevano gli altri ragazzi. Spesso sentivo la mancanza di mio padre. A volte mi sentivo solo e pensavo che non ce l’avrei fatta. Non ero sempre così concentrato come avrei dovuto.

Ho fatto cose di cui non vado fiero e sono finito nei guai. E la mia vita avrebbe potuto facilmente prendere una brutta piega.

Ma sono stato fortunato. Ho avuto un sacco di seconde possibilità e l’opportunità di andare al college e alla scuola di legge e seguire i miei sogni. Qualcuno di voi potrebbe non godere di questi vantaggi. Può essere che nella vostra vita non ci siano adulti che vi appoggiano quanto avete bisogno. Magari nelle vostre famiglie qualcuno ha perso il lavoro e il denaro manca. O vivete in un quartiere poco sicuro, o avete amici che cercano di convincervi a fare cose sbagliate. Ma, alla fine dei conti, le circostanze della vostra vita – il vostro aspetto, le vostre origini, la vostra condizione economica e familiare – non sono una scusa per trascurare i compiti o avere un atteggiamento negativo. Non ci sono scuse per rispondere male al proprio insegnante, o saltare le lezioni, o smettere di andare a scuola. Non c’è scusa per chi non ci prova.

Il vostro obiettivo può essere molto semplice: fare tutti i compiti, fare attenzione a lezione o leggere ogni giorno qualche pagina di un libro. Potreste decidere di intraprendere qualche attività extracurricolare o fare del volontariato. Potreste decidere di difendere i ragazzi che vengono presi in giro o che sono vittime di atti di bullismo per via del loro aspetto o delle loro origini perché, come me, credete che tutti i bambini abbiano diritto a un ambiente sicuro per studiare e imparare. Potreste decidere di avere più cura di voi stessi per rendere di più e imparare meglio.

E in tutto questo, spero vi laviate molto le mani e ve ne stiate a casa se non state bene in modo da evitare il più possibile il contagio dell’influenza quest’inverno. Qualunque cosa facciate voglio che vi ci dedichiate. So che a volte la tv vi dà l’impressione di poter diventare ricchi e famosi senza dover davvero lavorare, diventando una star del basket o un rapper, o protagonista di un reality. Ma è poco probabile, la verità è che il successo è duro da conquistare.

Non vi piacerà tutto quello che studiate. Non farete amicizia con tutti i professori. Non tutti i compiti vi sembreranno così fondamentali. E non avrete necessariamente successo al primo tentativo. È giusto così. Alcune tra le persone di maggior successo nel mondo hanno collezionato i più enormi fallimenti. Il primo Harry Potter di JK Rowling è stato rifiutato dodici volte prima di essere finalmente pubblicato. Michael Jordan fu espulso dalla squadra di basket alle superiori e perse centinaia di incontri e mancò migliaia di canestri durante la sua carriera. Ma una volta disse: «Ho fallito più e più volte nella mia vita. Ecco perché ce l’ho fatta».

Nessuno è nato capace di fare le cose, si impara sgobbando. Non sei mai un grande atleta la prima volta che tenti un nuovo sport. Non azzecchi mai ogni nota la prima volta che canti una canzone. Occorre fare esercizio. Con la scuola è lo stesso. Può capitare di dover fare e rifare un esercizio di matematica prima di risolverlo o di dover leggere e rileggere qualcosa prima di capirlo, o dover scrivere e riscrivere qualcosa prima che vada bene. La storia dell’America non è stata fatta da gente che ha lasciato perdere quando il gioco si faceva duro ma da chi è andato avanti, ci ha provato di nuovo e con più impegno e ha amato troppo il proprio Paese per fare qualcosa di meno che il proprio meglio.

È la storia degli studenti che sedevano ai vostri posti 250 anni fa e fecero una rivoluzione per fondare questa nazione. Di quelli che sedevano al vostro posto 75 anni fa e superarono la Depressione e vinsero una guerra mondiale. Che combatterono per i diritti civili e mandarono un uomo sulla Luna. Di quelli che sedevano al vostro posto 20 anni fa e hanno creato Google, Twitter e Facebook cambiando il modo di comunicare.

Così, vi chiedo, quale sarà il vostro contributo? Quali problemi risolverete? Quali scoperte farete? Il presidente che verrà di qui a 20, 50 o 100 anni cosa dirà che avrete fatto per questo Paese? Le vostre famiglie, i vostri insegnanti e io stiamo facendo di tutto per fare sì che voi abbiate l’istruzione necessaria per saper rispondere a queste domande. Mi sto dando da fare per garantirvi classi e libri e accessori e computer, tutto il necessario al vostro apprendimento. Ma anche voi dovete fare la vostra parte. Quindi da voi quest’anno mi aspetto serietà. Mi aspetto il massimo dell’impegno in qualsiasi cosa facciate. Mi aspetto grandi cose, da ognuno di voi. Quindi non deludeteci, non deludete le vostre famiglie, il vostro Paese e voi stessi. Rendeteci orgogliosi di voi. So che potete farlo.

 
5 commenti

Pubblicato da su novembre 17, 2009 in Generale, L'attualità c'interpella, Testimoni

 

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5 risposte a ““Fai bene quello che sei chiamato a fare” (V. Bachelet)

  1. lucia

    novembre 17, 2009 at 11:38 pm

    Ciao ragazzi!!!

    Grazie Stefano per la tua condivisione dello sprone a impegnarsi, a “mettere a servizio” le doti, le qualità che abbiamo ricevuto e che siamo chiamati a non tenere soltanto per noi!
    Eh sì… io la sento una grande responsabilità!

    Grazie anche a Cristina, per il suo commento e per la forte provocazione del video.
    Condivido che le immagini sono inappropriate, perchè decontestualizzano persone e situazioni:
    può risultare facile, così, formulare giudizi poco “soppesati” e non è sempre corretto e oggettivo.
    La considero, comunque, uno stimolo per “pensare”.

    Per cui… io… rispondo ripescando questa canzone di Fabrizio Moro: “Pensa”.
    “Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare
    Pensa che puoi decidere tu
    Resta un attimo soltanto un attimo di più
    Con la testa fra le mani”

    Sul tema, ho trovato questo video, che non è l’originale della canzone, ma che può essere altrettanto stimolante a “far pensare”:

     
  2. luca

    novembre 17, 2009 at 11:02 pm

    Sapevo che non avreste lasciato cadere nel vuoto il mio invito..grazie delle belle riflessioni, spero che altri seguano il vostro esempio!

     
  3. CRI

    novembre 17, 2009 at 6:22 pm

    ecco imamginavo per la fretta ho sbagliato a scrivere 😀 va beh!aggiungo un commento così,sottolineo che la canzone ha secondo me un video inapropriato,per cui vi invito ad ascoltarla,so che la canzone non parla di istruzione ma di distruzione…aggiungo solo che per guardare a fare il bene bisogna che ci siano le condizioni per farlo e attuarlo.uno stato di guerra(interiore se si parla a livello individuale,o guerra tra popoli)non porta ad un bene.
    ecco go finio!

     
  4. CRI

    novembre 17, 2009 at 6:04 pm

    navigando in internet oggi ho scoperto questa canzone che mi ha portato ulteriormente a riflettere su cosa significhi in realtà per me fare il bene.Più in generale mi sono trovata a riflettere di come in realtà questo “bene” non sia assolutamente sempre gratuito ma in vista in un profitto,economico soprattutto,dunque parare di bene particolare e individuale non credo basti ber riuscire a vivere in vista di un Bene comune lascio quindi il link della canzone che è veramente una gran bella provocazione…

     
  5. Stefano F.

    novembre 17, 2009 at 11:09 am

    Eh… frase più impegnativa no eh??
    Allora… da dove cominciare…
    Credo che il discorso di Barack Obama sia perfettamente calzante con
    la frase di Vittorio Bachelet, ha lasciato dentro di me uno sprono
    notevole ad impegnarmi di più in tutto ciò che faccio!! Ovvio, Barack
    parla di istruzione, ma non c’è solo quella: c’è il lavoro, c’è l’AC,
    c’è lo sport, c’è il volontariato… Ognuno di noi è chiamato a dare il
    massimo con le doti che possiede, ciò che conta davvero è dare il
    100%!! Le cose non vanno bene?? Continuo a dare il 100% di me stesso,
    consapevole del mio massimo…
    Ricordo un film, “Alla ricerca della felicità”, in cui Will Smith
    dice al figlio: “Non permettere mai a nessuno di dirti che non sai fare
    qualcosa… Se hai un sogno lo devi proteggere; quando le persone non
    sanno fare qualcosa dicono a te che non le sai fare… Se vuoi qualcosa
    vai e inseguila. Punto.”
    Inseguire i nostri sogni, quello siamo chiamati a fare, e fare
    bene..

    Un abbraccio
    Stefano F.

     

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