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Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza (3)

24 Set

Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

Palestina: storie di ordinaria occupazione.

Dall’incontro del 15 settembre con don Nandino Capovilla (coordinatore naz.le di Pax Christi)
all’interno dell’iniziativa “una rete disarmante”: 
nessuno parla mai degli ”outopost israeliani”… gli avamposti delle colonie nei territori occupati.

>>  il video dell’incontro  tratto dal suo ultimo viaggio in Palestina (12-25 agosto 2009)
>> le foto dell’espansione israeliana

Don Nandino Capovilla

Don Nandino Capovilla

Per approfondire:
>> la proposta di Pax Christi “Tutti a raccolta! Campo lavoro tra gli ulivi di Aboud”

>> la newsletter periodica “Bocchescucite”

>> la locandina completa delle iniziative a Vicenza per la Marcia Mondiale 

 
1 Commento

Pubblicato da su settembre 24, 2009 in Generale

 

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Una risposta a “Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza (3)

  1. lucia

    settembre 29, 2009 at 11:27 am

    … mi commento da sola ;)))
    riportando alcune righe di Hamira Hass, giornalista di Ha’aretz – quotidiano israeliano:

    “Venerdì verrai alla manifestazione di Bil’in contro il muro?”, ha chiesto la mia amica Anat, professoressa di filosofia appena tornata da un periodo sabbatico in Francia.
    Non ci vedevamo da dieci mesi. Mi sono scusata spiegando: “Ho paura”. Ed era vero. Evidentemente ho esaurito la mia dose di coraggio. Non ce la faccio più ad affrontare soldati che sparano (anche se solo gas lacrimogeni e pallottole di gomma).
    Anat ha cercato di convincermi: a Ni’ilin, un villaggio vicino, sì che è pericoloso, ma a Bil’in ci sono posti dove nascondersi.
    Il figlio di Anat (che si è fatto due anni di carcere per aver rifiutato la leva) è uno di quegli israeliani che partecipano attivamente alla lotta contro l’occupazione, insieme agli attivisti palestinesi.
    Di recente uno di questi israeliani – Kobi Snitz, professore di matematica – mi ha raccontato di un’altra forma di repressione: raid militari notturni settimanali contro i due villaggi che continuano a opporsi al muro, arresti continui e processi farsa davanti al tribunale militare.
    Pensavo di occuparmene la prossima settimana, ma ho saputo che non potrò incontrare Kobi, perché il 22 settembre è stato condannato a venti giorni di carcere.
    Da alcuni anni era sotto processo per aver cercato, nel 2004, di impedire ai soldati di demolire una casa nel villaggio palestinese di Kharbath.
    Prima di entrare in prigione ha scritto agli amici: “Venti giorni sono poca cosa rispetto alle condanne inflitte a molti palestinesi. Mi hanno messo in prigione perché ho rifiutato di pagare una multa. Durante il processo ho avuto altre opportunità di evitare il carcere, ma non ho accettato compromessi.
    Io e gli altri arrestati non siamo colpevoli di niente, se non di aver fatto troppo poco per opporci alle politiche criminali del governo.
    L’équipe legale guidata dall’avvocato Gaby ha fatto un ottimo lavoro e voglio ringraziare anche Nir e Alon di Bimkom (un gruppo di architetti israeliani che chiede l’uguaglianza nella pianificazione urbanistica).
    No pasaran!”.

    Dal Diario di Amira Hass per Internazionale

     

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