Il falso problema della privatizzazione dell’acqua
Di seguito un articolo dell’ing. Alberto Muratori, tratto da www.lexambiente.it:
Il falso problema della privatizzazione dell’acqua
e le criticita’ vere di una riforma «a rate»
di Alberto Muratori
“Ci sembra insensata, in particolare, la privatizzazione a marce forzate delle imprese pubbliche di gestione dei servizi, – anche quelle attive ed efficienti – che pare piuttosto connotarsi come svendita coatta di importanti quote di capitali azionari, con ricadute tutte da valutare anche sul piano economico, per non dire del rischio che i servizi pubblici locali diventino terra di conquista per un’imprenditoria di rapina e con ben pochi scrupoli.”
“Dunque, nessuna tenerezza nei confronti delle logiche alla base della riforma avviata con l’art. 23 bis del D.L. n. 112/2008, ora riveduta e corretta dall’art. 15 del D.L. n. 135/2009, sebbene sia l’ANCI, sia la Conferenza Unificata non si siano molto spesi in critiche e proposte d’emendamento, persino lasciandosi andare (in particolare l’ANCI, che sembra da tempo aver smarrito la sua antica capacita di cogliere i problemi e di svolgere adeguatamente il proprio ruolo) ad espressioni di sostanziale apprezzamento. Ma qualsiasi nefandezza vogliamo attribuire a queste disposizioni, l’accusa di avere, con esse, privatizzato l’acqua, proprio, non regge. E come si e detto introducendo l’argomento, l’insistenza su questa falsa accusa fa perdere di vista le carenze vere della riforma che si sta attuando. O, forse, perpetrando.”
Non è la privatizzazione il problema dell’acqua in Italia
Tema Acqua: per favorire il dibattito mi sembra interessante condividere anche questo articolo da Il Sole 24 Ore del 22 marzo scorso:
Non è la privatizzazione
il problema dell’acqua in Italia
di Giorgio Santilli
In Italia il dibattito politico sull’acqua ha ormai superato il tema della disponibilità, che pure resta un aspetto critico in alcune zone del Sud. A conquistare il centro della discussione, soprattutto a sinistra, è invece lo slogan «giù le mani dall’acqua» contro la privatizzazione delle gestioni idriche. (…)
Per separare la demagogia dalla corretta analisi politica è necessario porsi alcune domande. La legge voluta dal governo Berlusconi prevede effettivamente la privatizzazione del bene acqua? È davvero la privatizzazione il problema-chiave in un paese dove il 90% delle gestioni idriche restano pubbliche? Se così non è, quali sono, invece, i problemi reali?
Profitto fino all’ultima goccia | acqua bene comune
“L’ultimo censimentodelle acque in Italia è del 1971. Nessuno sa o controlla.”
“Siamo terzi nel mondo per consumi pro capite di acqua, dopo Stati uniti e Canada, e al primo posto in Europa con 250 litri al giorno. I tedeschi ne consumano circa la metà, i francesi poco più di 150 litri a testa [dati 1995]. In europa Italia, Spagna e Germania hanno la più alta percentuale di consumo d’acqua rispetto alla disponibilità teorica: poco più del 30 per cento. Fa peggio solo il Belgio, che consuma oltre il 50 per cento dell’acqua disponibile [dati 1995].”
Ancora sull’acqua: ”dopo la manifestazione del 20 marzo scorso a Roma, l’impegno di raccogliere firme per i tre referendum sull’acqua. Aggiornamenti a metà aprile.”
Sul sito di Carta, il settimanale di comunicazione sociale, è disponibile, gratuitamente, un inserto di approfondimento sull’acqua: scaricalo!
L’Acqua “non piace” ai grandi di Copenhagen
Riccardo Petrella, professore di Ecologia Umana e Presidente dell’Istituto di ricerca sulla politica dell’acqua (Bruxelles), ci spiega il ruolo di secondo piano a cui è stato relegato il tema dell’acqua nell’agenda del COP15. Privilegiare il tema dell’energia piuttosto che quello dell’acqua è indice del potere che i paesi industrializzati hanno nel definire le regole dell’economia globale.
Breve nota su un’iniziativa che non è piaciuta ai potenti (USA ed EU) —> leggi il testo
Intervista a Riccardo Petrella –> guarda il video
Forze armate e privatizzate
Mi permetto di riportare un articolo pubblicato su L’espresso qualche giorno addietro con l’intento di generare un dibattito in merito alla legge e al problema, a parer mio, della privatizzazione di settori fondamentali dello Stato e non una inutile discussione “partitica” che esula dagli intenti del nostro laboratorio. Claudia
di Gianluca Di Feo
Tutta la gestione della Difesa passa in mano a una società per azioni. Che spenderà oltre 3 miliardi l’anno agli ordini di La Russa. Così un ministero smette di essere pubblico
Le forze armate italiane smettono di essere gestite dallo Stato e diventano una società per azioni. Uno scherzo? Un golpe? No: è una legge, che diventerà esecutiva nel giro di poche settimane. La rivoluzione è nascosta tra i cavilli della Finanziaria, che marcia veloce a colpi di fiducia soffocando qualunque dibattito parlamentare. Così, in un assordante silenzio, tutte le spese della Difesa diventeranno un affare privato, nelle mani di un consiglio d’amministrazione e di dirigenti scelti soltanto dal ministro in carica, senza controllo del Parlamento, senza trasparenza. La privatizzazione di un intero ministero passa inosservata mentre introduce un principio senza precedenti. Continua a leggere…
Acqua: il grande rifiuto di padre Alex Zanotelli

padre Alex Zanotelli
Non avrei mai immaginato che il paese di Francesco d’ Assisi (Patrono d’Italia) che ha cantato nelle sue Laudi la bellezza di “sorella acqua” diventasse la prima nazione in Europa a privatizzare l’acqua! Giorni fa abbiamo avuto l’ultimo tassello che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Il Consiglio dei Ministri , infatti, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 . Queste “Modifiche” sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari. Una prima parte di queste Modifiche riguardano gli affidamenti dei servizi pubblici locali, come gas, trasporti pubblici e rifiuti. Le vie ordinarie ‐così afferma il Decreto‐ di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è l’affidamento degli stessi, attraverso gara, a società miste, il cui socio privato deve essere scelto attraverso gara, deve possedere non meno del 40% ed essere socio “industriale”. In poche parole questo vuol dire la fine delle gestioni attraverso SPA in house e della partecipazione maggioritaria degli enti locali nelle SPA quotate in borsa. Questo decreto è frutto dell’accordo tra il Ministro degli Affari Regionali, Fitto e il Ministro Calderoli. E questo grazie anche alla pressione di Confindustria per la quale in tempo di crisi, i servizi pubblici locali devono diventare fonte di guadagno.


